Il tuffo verticale nel tempo: coesistenza di due età in un’unica anima

Quando le mani incontrano i piedi di una donna di quarant’anni, l’ascolto non si ferma al limite della forma fisica. Il tatto, se vissuto con presenza assoluta, si trasforma in un mezzo fluido, un vero e proprio flusso mercuriale che permette di sprofondare nella memoria del vissuto.

Ascoltando la frequenza dei suoi piedi affiora la densità profonda dell’Adagio di Mozart, secondo movimento della Sonata No. 12 K. 332. È un’emozione matura, consapevole, arricchita dalla stratificazione della vita. Ma proprio mentre ci si immerge in questa tessitura armonica, sotto quella superficie matura si avverte la presenza vibrante di un’eco di vent’anni prima.

Spingendo il tuffo ancora più a fondo, oltre gli strati dell’età adulta, la melodia trasfigura e diviene l’Andante di Galuppi, dalla Sonata No. 5 in Do maggiore. È la stessa identica emozione, ma colta nella sua scaturigine aurorale, limpida e incorrotta, vissuta quando quella stessa anima muoveva i suoi primi passi nella giovinezza. Qui di seguito troverai due proposte di ascolto, per fare esperienza di questo confronto di tempi diversi.

Non si tratta di un ricordo nostalgico o di un passato svanito. Le due età coesistono simultaneamente nello stesso corpo, sostenute dalla stessa anima. Il trattamento diventa così il luogo di una rivelazione: l’esperienza dell’anima come processo continuo, dove sprofondare nel tempo serve a tornare in superficie con la certezza incrollabile che nulla è andato perduto.

la musica, il piede e il tempoLe due opere respirano all’interno del medesimo ambiente sonoro emotivo. Separate da ventisette anni esatti: il 1756 della pubblicazione della Sonata di Galuppi e il 1783 della composizione di Mozart, esse rivelano in fondo la medesima struttura, lo stesso respiro che attraversa la tastiera e la sensibilità profonda. L’apparente diversità non è che il riflesso del tempo che scorre tra di esse. Ma nel silenzio del trattamento plantare, questa distanza si dissolve, si palesa la percezione che il tempo è soltanto una illusione: non esiste separazione tra queste dimensioni. Le due età coesistono simultaneamente nello stesso corpo, tenute insieme dalla medesima architettura d’anima. Il trattamento si rivela così per ciò che è: un’esperienza in cui il tempo non distrugge, ma stratifica, e sprofondare negli abissi della memoria è l’unico modo per risalire in superficie sapendo che nulla, in questo eterno presente, è andato perduto.

Echi del passato: Galuppi, Mozart e la memoria nei piedi

Ogni volta che le mani entrano in contatto con la pianta di un piede, l’operatore non percepisce soltanto la tensione del momento presente. Il corpo umano è un archivio vivente, un diapason che risuona delle stagioni già vissute. La musica classica, in particolare attraverso la forma di un tempo lento, possiede la stessa identica facoltà di svelare gli strati profondi dell’anima.
Per comprendere appieno questa risonanza tra materia, tempo e suono, ti invito ad ascoltare questi due brani lasciandoti guidare dalla sensazione di coesistenza delle due età.

Galuppi: la purezza cristallina e l’emozione aurorale

Ascoltare il primo movimento, Andante, della Sonata No. 5 in Do maggiore (1756) di Baldassare Galuppi, evoca un moto dell’animo immediato, trasparente, sospeso tra la luce della laguna veneta e una malinconia incorrotta: è l’emozione nella sua forma originaria, limpida e vibrante, che riporta d’istinto alla giovinezza.

Nel trattamento: corrisponde al contatto con una freschezza interiore che, anche in un corpo adulto, mantiene intatta la traccia luminosa e incontaminata dei vent’anni.

Mozart: la maturità armonica e la risonanza del vissuto

Ascoltando l’adagio dalla Sonata No. 12 K. 332 di Mozart (1783) il paesaggio sonoro si fa più denso, complesso e consapevole. La melodia muove corde analoghe a quelle di Galuppi, ma l’emozione è più matura, attraversata dalla consapevolezza del tempo che passa.

Nel trattamento: è l’effetto che si avverte quando, toccando i piedi di una donna di quarant’anni.
Si percepisce nel suo stato attuale non solo il presente, ma l’eco sottile e commovente di quell’identica emozione vissuta vent’anni prima, ora arricchita di spessore, accettazione e profondità.

La bio-risonanza musicale: accordare le frequenze dell’esperienza

La riflessologia dei piedi e la musica dialogano attraverso la stessa legge di risonanza. come un accordatore interviene su una corda per restituirle il suo timbro originario senza cancellare la sua storia, così il trattamento plantare ascolta le frequenze del corpo. L’ascoltatore non cancella il passato: lo riconosce, lo accoglie e lo riarmonizza nel presente. Ci avviciniamo alla realtà con la definizione di Plotino: il tempo, «immagine dell’eternità», è il movimento mediante il quale l’anima passa da uno stato all’altro della sua vita (Enneadi, III 7, 11-13). Il tempo è la vita dell’anima. Il tempo non scorre inesorabile verso la decadenza e usura di ogni cosa, è l’espressione della vita dell’anima nella vita dell’uomo.

Lo testimonia il piede, se lo si contempla con la vista delle mani: con occhi tattili il piede si manifesta con età variabile. Può apparire giovane, oppure carico di passi, ma senza relazione alcuna col numero di anni del ricevente. Affonda la sua pianta nell’eterno.
Il piede non ha età: l’operatore che lo contempla col tatto ne avverte la natura irrequieta che attraversa tutte le fasi di vita della persona, vissute e ancora da vivere. Il trattamento allora è un sogno che condividiamo nel tempo.
Il cambiamento che conserva lo stato atemporale dell’essenza è l’anima, e nel tempo del trattamento ai suoi piedi il ricevente ricorda la propria essenza animica ed eterna, ritrova la direzione della propria vita, guidato da mille fili ma rimanendo libero.

Che il piede non abbia età è un fatto oggettivo che riscontro a ogni trattamento. La mia sensibilità tattile ascolta la musica del piede che promana dall’anima della persona: si svolge nel tempo, ha profondità e risonanza maggiore in proporzione all’esperienza di vita del ricevente. L’intensità di percezione e l’ampliamento della coscienza sono proporzionati ai passi fatti nella vita, il piede conserva e trasmette alle mani sensibili tutti i luoghi incontrati nel proprio cammino, tutti i modi d’essere dall’infanzia alla giovinezza, all’età matura, alla vecchiaia.

Nei piedi di una donna anziana sento i piedi della sua giovinezza, come compresenti e attuali.

Per questo nella mia esperienza la bellezza dei piedi si accresce col tempo, nella libertà della coscienza la cui vita è il tempo: il tempo è il luogo della libertà.

“Il piede non mente mai sull’età dell’anima: custodisce la partitura invisibile di ogni stagione della vita, pronta a risuonare ogni volta che l’ascolto si fa autentico. Nel silenzio del trattamento, i piedi raccontano che il tempo non separa: custode del passato, il corpo rivela che ogni stagione della nostra vita continua a cantare insieme nel presente.”

riflessologia plantare musicale




Roberto Ellero

Operatore olistico di riflessologia plantare ai sensi della Legge n. 4/2013.

Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, bio-risonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.

Nota informativa e trasparenza professionale

I trattamenti e le metodologie descritte su questo sito (compresa l'Alchimia Plantare™) hanno finalità esclusivamente olistiche, energetiche e di promozione del benessere generale della persona. Non costituiscono attività medica, sanitaria o terapeutica, né sono intesi a sostituirsi a diagnosi, pareri o cure previste dalla medicina convenzionale.