“Cosa ti raccontano i miei piedi?”
Mi capita di ricevere questa domanda dai riceventi dei trattamenti di riflessologia plantare musicale. Per chi ha orecchie per intendere, il piede parla una lingua simile alla musica: come la musica, il piede infatti si esprime in modo non semantico, non con parole. 

Tale analogia del parlare del piede con l’espressione musicale, fa sì che quando mi viene chiesto: “cosa ti ha detto il mio piede?” rispondo che mi ha comunicato tante cose. Non me le ha dette però con le parole, ma in un modo musicale, similmente a come la musica fa nascere in noi un’emozione, uno stato d’animo, un sentimento, e tende a muovere il corpo per esprimerla. 

Il dialogo fra le mani e i piedi è una danza a due: la musica del piede muove le mani nel contatto, alla ricerca dell’equilibrio interno, della quiete. La sospensione del linguaggio verbale è naturale conseguenza dell’azione delle mani sui piedi, avviene a volte subito, a volte un poco alla volta. Una mente agitata va condotta a concentrarsi sulla danza mani-piedi, che riporta al sentire. 

Percepire la musica dei piedi, nel mio modo di vedere, è possibile grazie a una sensibilità che viene e si affina attraverso l’ascolto di musica, in molti anni di pratica. Come ho accennato nella mia riflessione precedente, oltre alla pratica di ascolto della musica colta occidentale è necessario avere esperienza di come agisce dentro di noi la comprensione dell’oggetto musicale: movimento e musica possiedono una struttura profonda che li accomuna, determinata da avvicinamenti e allontanamenti dalla forza di gravità della terra (per il movimento) e da quella dell’attrazione tonale (per la musica). 

Così come un paesaggio musicale induce a un gesto musicale, similmente il paesaggio costituito dal piede, nella sua pianta, nei fianchi e nel dorso, induce a un gesto che anima una polifonia di voci: il piede ascolta allora immobile la voce di risposta delle mani al suo tema musicale, così i suoi movimenti inespressi vengono interiorizzati dal ricevente, come un fiore di loto viene visualizzato nella mente di un meditante.

Danzare la musica significa accogliere i suoni nel proprio corpo, traducendola in movimenti che disegnano lo spazio. Similmente, trattare un piede significa ascoltarne la musica corrispondendo col sentire nella danza delle mani. Il movimento prende corpo nel corpo, dal modo con cui chi danza percepisce l’evento musicale. Similmente, il movimento delle mani agito dal piede si accorda allo stato d’animo del ricevente nella misura in cui l’operatore percepisce e comprende la lingua del piede.

La musica dei piedi e la danza delle mani devono essere accomunate dalla stessa emozione.

A causa di questa costellazione di analogie, di frequente dopo aver fatto un trattamento ai piedi, e per un tempo che può variare da pochi minuti a un’ora o più, avverto nel mio essere la stessa emozione, lo stesso stato d’animo dominante nel ricevente. Questa percezione si dilava e scompare e lascia spazio al ritratto di chi riceve, depurato dagli aspetti di superficie, di narrazione mentale, tenuti come difesa del proprio equilibrio. 

E’ dietro queste quinte che si trova la matassa da sbrogliare: emozioni dell’anima – organi del corpo – pensieri della mente, per riportare in linea l’essenza della persona, per condurla a sé a ritrovarsi nell’autenticità del proprio sentire, almeno nell’intervallo di sospensione dagli scambi col mondo che un trattamento consente.

Dicevo prima dell’importanza di avere molta pratica consapevole di ascolto musicale, per affinare la sensibilità adeguata all’ascolto del piede. Questo perché la nostra tradizione della musica colta occidentale, dal ‘500 in avanti, è uno strumento straordinario di indagine delle emozioni e delle loro relazioni col corpo, utile a rivelare l’interiorità, per rendere eloquente ciò che con le parole non si può comunicare, per dare voce al silenzio. 

L’indagine del mondo interiore assume nomi diversi nel corso dei secoli della nostra tradizione musicale: nella musica rinascimentale e barocca si parla di affetti, a fine ‘700 e per un secolo si parla di sentimenti, a fine ‘800 si parla di stati d’animo, e si passa da una visione statica di ritratto del singolo affetto (aria barocca) al disegno mutevole fluido di stati d’animo in successione nello scavo psicologico, nel dramma musicale. 

Per la mia personale esperienza, decenni di ascolto introiettivo immobile di una grande massa di produzione musicale, nell’intreccio con le esperienze della vita, e la sua liberazione nel movimento del corpo in molti anni di danza col tango d’abbraccio argentino (le cui musiche scritte da compositori argentini di origine italiana sono un distillato semplificato dell’Opera in musica), mi hanno donato il sesto senso che rende udibile la musica dei piedi, e che traduce in danza il movimento delle mie mani, le quali in risposta suonano il piede come se fosse uno strumento musicale, con accenti che fanno da specchio al sentire del ricevente e ne liberano le energie riparatrici.
I trattamenti di riflessologia plantare musicale “accordano” e “suonano” il piede e la sua energia come si accorda e suona uno strumento musicale.

Un esempio concreto in una mia sintesi video di trattamento di riflessologia plantare musicale.

mani e piedi si parlano in musica

 

 

Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare taoista musicale