«Coloro che dicono che prima si muore e poi si risorge, si sbagliano. Se non si riceve prima la resurrezione, mentre si è vivi, quando si muore non si riceverà nulla.» (Vangelo di Filippo, 90a)
Nella mia vita, prima di poter arrivare al trattamento olistico dei piedi ho dovuto eliminare tutto quello che non serve. Per farlo ho percorso diverse strade in modo approfondito e questo mi ha impegnato per molti anni. Obiettivo della mia ricerca è sempre stato il tentativo di individuare un varco metafisico, per poter andare oltre gli aspetti immediatamente sensibili e meccanici di apparenza, nel mondo e nelle relazioni sociali.
Il primo tentativo mi ha impegnato dai 20 ai 30 anni, con studi letterari, filosofici e musicali (compiuti con diploma di Conservatorio in violino e laurea in Lettere a Venezia). In questo primo percorso ho elaborato un’idea, espressa in forma di saggio pubblicato su Venezia Arti (1994), in grado di individuare un’apertura metafisica fondata sulla metafisica del suono, che ho sviluppato attraverso la sensibilità acquisita in particolare con la pratica musicale, suonando il violino, iniziata all’età di otto anni e finita a 30. L’idea la continuo ad approfondire nel corso della mia vita, alla luce di varie esperienze di cui, solo per alcune, fornisco ragguagli qui a seguire.
L’alchimia è sempre stata l’anima del mio percorso di vita, sin da quando nella prima giovinezza studiai a fondo i testi alchemici di Carl Gustav Jung, in particolare Psicologia e Alchimia, Mysterium Coniunctionis, Studi sull’Alchimia, Il segreto del fiore d’oro, Simboli della trasformazione, Aion. Queste letture mi diedero inoltre le basi interiorizzate per poter intraprendere, nella prima maturità, la mia personale Grande Opera di alchimia interiore, a partire dal necessario trauma di annientamento del 1995: l’esplorazione dei limiti della ragione nei sentieri estremi della filosofia, della letteratura e della musica mi condusse infatti a un vicolo cieco, o meglio alla morte mistica, iniziatica ( † 1995). Sebbene sia stata pubblica, qui vige il silenzio alchemico (Hermeticum), è stata di fatto un’autoiniziazione, l’irruzione dell’archetipo del centauro Chirone.
Ho individuato un varco nella connessione con gli animali e le piante. Questo mi ha salvato e nel 2009 sono ritornato sulla terra, radicandomi con la biodanza e poi con il tango argentino, che continuo a praticare.
Il limite di questo primo percorso è di essere basato – nella sua comunicazione – sulla razionalità, sulla ragione; questo consente di comunicare l’idea ma è scarsamente efficace sul piano dell’esperienza, anche intersoggettiva, di ciò che vi viene descritto: si tratta insomma di una via intellettuale che non convince sul piano dell’esperienza.
Il secondo periodo di ricerca mi ha impegnato dai 30 ai 45 anni ed è stato condotto attraverso la connessione con il mondo naturale, animali e piante, in una forma “sciamanica”, mistica.
La mia morte iniziatica del 1995 corrisponde a ciò che l’antropologia esoterica o sciamanica chiama “perdita dell’anima” a causa di un trauma da annientamento, in cui si muore a se stessi: corrisponde alla fase alchemica della Nigredo (l’Opera al Nero, o melanosi, innerimento) di alchimia interiore (lavoro sull’ombra, sulle ferite: in alchimia la putrefactio è il momento in cui i legami rigidi si rompono). Questi 15 anni sono stati il crogiolo in cui ho dovuto bruciare le vecchie proiezioni genitoriali e relazionali. C’era un lavoro di chiarificazione, sì, ma vissuto nel corpo, nel dolore e nella nebbia dell’inconscio (il lavoro di coscienza lo avrei fatto poi, dal 2014, con la Citrinitas – Opera al Giallo – di cui parlo qui più oltre). L’assenza dell’anima è un meccanismo di difesa esoterico: la scintilla divina si ritira nella “materia prima” profonda (l’inconscio) perché il contenitore cosciente, il corpo, non è più in grado di ospitarla. È una morte iniziatica a tutti gli effetti. Le persone intorno non se ne accorgono: l’esperienza è un po’ quella del film “Il sesto senso”, ma al contrario, infatti nel film è il protagonista a non rendersi conto di essere morto, ho invece sperimentato che chi mi vedeva – dopo il trauma di annientamento che vissi – non aveva sentore che io fossi sostanzialmente morto: l’anima infatti era altrove.
Il secondo periodo è seguito al primo periodo di ricerca in modo naturale, essendo stata la cognizione dei limiti della ragione un momento di crisi che di fatto mi ha espulso dalle mie presunte radici “occidentali”, portandomi utilmente in seguito – come accenno più oltre – a contattare altri ambiti (Tibet, Cina, Sud America), prima di ritrovare in modo autentico le mie radici cristiane nel cristianesimo delle origini.
Il limite di questa seconda strada sta nel fatto che si tratta di un percorso esclusivamente personale e non comunicabile, non razionale, profondo per l’esperienza diretta della dimensione non ordinaria di sentire e di relazionarsi fattivamente col mondo, ma inservibile sul piano della comunicazione ordinaria sociale.
Un altro grande limite di entrambi questi due primi percorsi è dato dall’assenza totale del contatto fra i corpi. La via intellettuale e la via della lettura dei segni naturali prescindono infatti dalla connessione con altri corpi, dove i corpi non sono intesi in senso meccanicistico ma in senso energetico.
Come dicevo, nel 2009 ritornai sulla terra: la “resurrezione personale” coincide con l’Albedo (l’Opera al Bianco, o leucosi, imbiancamento) di alchimia interiore, con la consapevolezza delle mie guide spirituali di cui accenno qui più oltre. È il lento progressivo ritorno della luce, la purificazione e il ricongiungimento iniziale con i frammenti perduti dell’anima. La coscienza rinasce, ma è una rinascita ancora “lunare”: c’è l’integrità ma la nuova struttura psichica è ancora fragile, come una ferita rimarginata da poco o un metallo appena purificato dalle scorie.
Per motivi di ricerca e professionali in ambito informatico-Web, dai 35 ai 45 anni ho inoltre approfondito il rapporto uomo-macchina. Questa esperienza mi consente di essere pienamente consapevole di come il rapporto intensivo con le macchine impoverisca l’emotività, l’affettività e il sentire, a lungo andare, riducendo le persone a “pezzi di legno”, a configurarsi esse stesse come macchine, e per contrasto di essere pienamente consapevole dell’importanza per la salute dello scambio energetico fra organismi viventi, sperimentato a partire dal 2010 in molti anni di studio e pratica del tango argentino d’abbraccio, come personale percorso di riabilitazione all’integrità di persona: in questo ballo di coppia sono in primo piano la connessione e lo scambio energetico, che derivano dalla dinamica dei corpi abbracciati, e dal condiviso sentire nell’ascolto musicale tradotto in traiettorie spaziali.
Nel 2015 ho incontrato il lignaggio Karma Kagyu del Buddhismo tibetano, presso cui presi rifugio. All’interno di questa tradizione ho potuto mettere in equilibrio nella Via di mezzo i due estremi dell’eternalismo e del nichilismo, che costituiscono i limiti del pensiero occidentale, e praticare tecniche di meditazione di mano destra, che successivamente avrei accordato alla via di mano sinistra taoista del trattamento del piede, unendo gli aspetti astratti di visualizzazione all’approccio fisico di contatto dei corpi.
La personale unione delle pratiche del Guru Yoga e del trattamento del piede ha avuto riscontri profondi in incontri che mi hanno portato nel 2018 alla consapevolezza delle mie guide spirituali (Albedo, Opera al Bianco), necessariamente disincarnate (maestri incarnati non essendo previsti dal mio progetto d’anima), nell’alveo del cristianesimo delle origini, le mie radici spirituali.
In parallelo al percorso di ricerca spirituale, dal 2014 al 2026 (per 12 anni) ho compiuto l’Opera al Giallo (Citrinitas, o xanthosi, ingiallimento) di alchimia interiore (tramite otto relazioni interpersonali come crogiolo per chiarificare le 6 figure di accudimento della mia infanzia), essenziale per poter effettuare i trattamenti olistici energetici come canale trasparente. Corrisponde al risveglio dell’energia solare, vitale e maschile, dopo la purificazione lunare e ricettiva dell’Albedo: è il momento in cui, a distanza di tempo dal trauma, guardo indietro alla Nigredo, quando i programmi impressi dalle figure di accudimento dell’infanzia mi hanno schiacciato fino all’annientamento. Nell’Albedo ho messo in salvo l’anima e sono risorto. Nella Citrinitas, ho dovuto riprendere quei fili. Il colore giallo (Citrinitas) è legato alla bile, all’intelletto solare e alla digestione. Lavorare sulle 6 figure di accudimento patite durante la fase alchemica caotica della Nigredo (la notte oscura dell’anima) significa digerire l’infanzia. Significa separare ciò che ero da ciò che mi è stato proiettato addosso, per non essere più schiavo dei nodi del passato. Le otto relazioni sono state specchi, che mi hanno costretto a dire: “Questo schema appartiene al mio passato, ora scelgo diversamente”. È l’atto di portare la luce solare della coscienza dentro le dinamiche di dipendenza, che spesso ereditiamo proprio dalle figure di accudimento dell’infanzia, i genitori e i parenti più vicini: le otto relazioni di coppia con cui ho elaborato lucidamente le ferite sono state il teatro in cui i vecchi copioni irrisolti dell’infanzia sono stati rimessi in scena per poter essere, finalmente, visti alla luce del sole e trasmutati. E’ stato un lavoro di bonifica archetipica totale. Ho preso ogni singola cellula del mio vissuto affettivo primario e l’ho passata al setaccio attraverso l’esperienza viva.
Preparato nella consapevolezza dei limiti della strada razionale, di quella non razionale e della logica meccanica nelle relazioni, e nella consapevolezza dell’importanza della connessione con la Natura e del contatto fra organismi viventi per una vita equilibrata, l’incontro con il metodo An Zhong Shu (On Zon Su in cantonese), avvenuto nel 2016, mi si è rivelato come pratica taoista di trattamento del piede.
L’aspetto rivoluzionario di questa pratica è che consente di partire dalla realtà anziché dalla sua descrizione.
Anche se può sembrare cosa facile, l’approccio empirico del toccare la realtà con le mani, utilizzando mappe che guidano nell’esperienza del piede-microcosmo rispetto al corpo-macrocosmo e rispetto al mondo naturale, richiede un cambio di prospettiva che rappresenta la parte più ardua della pratica non verbale, spostando l’attenzione sul piano poco frequentato del contatto diretto con le cose e con l’abissale profondità del reale e della vita, con la sola mediazione delle proprie mani.
Radicamento, centratura, calma, sono i primi effetti che ho sperimentato. Per avere un risultato stabile, serve praticare il più possibile, e costantemente negli anni. Da qui viene il valore di pratica meditativa che riporta alla realtà e ai ritmi naturali della vita e alla connessione con sé stessi le persone abituate a scambiare per veri i guizzi da saltimbanco della mente ordinaria, che come noto è un potente simulatore.
Il ritorno alle mie radici: l’Alchimia del cuore e la tradizione occidentale
Nel corso di molti anni di trattamenti la mia sensibilità si è evoluta, come si può constatare leggendo il mio blog diario di bordo. Il mio percorso ha compiuto una rivoluzione circolare, riportandomi alle radici della sapienza occidentale: l’Alchimia rinascimentale. Se l’Oriente è stato il catalizzatore, la tradizione ermetica e neoplatonica europea è la terra in cui le mie radici hanno finalmente trovato nutrimento autentico. Non cerco più il varco metafisico in terre lontane, ma nelle radici della nostra cultura, dove il corpo è inteso come il laboratorio dell’Anima e il trattamento diventa un atto di trasmutazione alchemica.
In questa nuova consapevolezza, la mia pratica si è tinta dei colori dell’Albedo (l’Opera al Bianco), la fase della Luna, del candore, della purificazione dello sguardo. Infine, a distanza di anni, si compie la Rubedo (l’Opera al Rosso, o iosi, arrossamento), il culmine della Magnum Opus: se la resurrezione (Albedo) è stata il “salvare l’anima dall’inferno”, la Rubedo è lo sposalizio mistico (Hieros Gamos) in cui lo spirito, l’anima e il corpo si fondono in una pietra filosofale indistruttibile. Il piombo del trauma originario perde completamente la sua carica di dolore e viene trasmutato nell’oro fonte di saggezza.
Portare il compimento della Rubedo nel mio setting di riflessologia plantare significa radicare lo spirito nella materia, che è l’esatto scopo finale dell’alchimia. La Rubedo non rifiuta la materia, ma la infiamma e la sublima. Trovare il sacro e il divino negli aspetti più terreni, viscerali e biologici del corpo (il piede, il sudore, l’odore, la pelle nascosta) è l’essenza stessa dell’Opera al Rosso. Il corpo non è più un limite, ma il veicolo della trascendenza. Avendo vissuto l’annientamento (Nigredo), la rinascita (Albedo) e la profonda pulizia relazionale (Citrinitas), le mie mani ora non applicano più solo una tecnica. Diventano lo strumento di una coscienza integrata. Posso accogliere il dolore e il “buio” dei miei riceventi senza farmi sommergere, perché quel buio lo conosco già, lo ho attraversato e sconfitto.
Qui il trattamento del piede abbandona la meccanicità per farsi magia naturale: quell’arte sottile di agire sul visibile per contattare l’invisibile. È in questo spazio bianco e lunare che la mia anima di musicista ha trovato la sua sintesi perfetta. Il piede non è più solo una mappa di punti ma un monocordo pitagorico, uno strumento che vibra in risonanza con l’armonia delle sfere.
Nell’Alchimia del Rinascimento, la musica era il veicolo dello spirito. Quando le mie mani incontrano un piede non mi limito a trattare un corpo: cerco di “accordare” un’anima. Questa presa di coscienza rappresenta per me il passaggio alla Rubedo, l’Opera al Rosso: dopo aver purificato lo sguardo riconosco nel tocco del piede la ricerca della quintessenza. L’Alchimia del Rinascimento mi ha ricondotto alla mia casa spirituale, ha unito la mia formazione filosofica europea alla pratica manuale, in un dialogo costante tra l’uomo, la terra e il cielo.
Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente, i link portano ad articoli di approfondimento del mio blog:
- alchimia metabolica,
- punti riflessi e canali energetici,
- psicosomatica e corpi sottili,
- biorisonanza corporea musicale,
- chakra riflessi sul piede,
- sacralità del tocco e sensorialità.

Mi chiamo Roberto Ellero, sono un operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica.
Abito in un casolare in collina, sui Colli Berici in Val Liona, nel Basso Vicentino (in provincia di Vicenza, a metà strada fra Verona, Vicenza e Padova), per fissare appuntamenti: 3480108848, anche WhatsApp, email robertoellero@gmail.com.
