Questo scritto è un approfondimento del mio articolo “Il laboratorio di alchimia plantare: lo studio come luogo sacro, in cui avevo descritto il mio studio di riflessologia plantare come un’estensione del mio essere, un campo cosciente che sostiene il mio rapporto con il trattamento dei piedi nel setting alchimico. 

Nel percorso di ricerca che ha trasformato il mio casolare collinare “del Diamante” di fine ‘800, situato sui Colli Berici, nel laboratorio di Alchimia Plantare di Dai Piedi al Cielo, ogni scelta materiale e spaziale ha risposto a un’esigenza ben precisa: creare un campo cosciente capace di accogliere, contenere e sublimare l’energia del trattamento plantare.

Per comprendere la vera natura vibrazionale e le dinamiche energetiche di questo laboratorio è necessario addentrarsi nella fisica sottile dei suoi materiali e nell’interazione tra l’architettura vedica (Vastu Shastra) e la catalizzazione del Prana.

La materia dell’Athanor

Nel mio laboratorio la struttura segue una legge vicina alla tradizione della bioedilizia alchemica e italica.

Il Setting Operativo: L'Athanor e il Vaso Ermetico
clicca lo studio

Il mio studio è al primo piano, il pavimento è costituito da sole travature di abete posate su travi (senza soletta in calcestruzzo). Agisce come una membrana vibrante/cassa di risonanza col piano terra: lo spazio vuoto tra il piano terra e il pavimento in abete funge da cuscinetto e risuonatore naturale, consentendo un radicamento “morbido” invece di un contatto rigido con la terra.

Gli alberi ad alto fusto che circondano la dimora collinare fanno da ponte/antenna naturale tra Cielo e Terra: le loro radici pescano l’energia tellurica profonda dei Colli Berici. Le chiome (sviluppate ben oltre l’altezza della casa) irradiano lateralmente quest’energia attraverso le finestre, scavalcando l’isolamento del cappotto e creando un’atmosfera di coerenza biologica e schermatura naturale dall’elettrosmog.

Pietra e mattone (l’elemento Terra e il Radicamento): le pareti in pietra locale, affiancate dal cappotto interno in laterizio e dall’intercapedine isolante, non agiscono come specchi metallici, ma come potenti accumulatori di massa termica e sottile. La pietra offre la frequenza di Saturno e della Terra: stabilità, protezione, assorbimento delle densità fisiche ed emotive.

Legno a soffitto e pavimento (l’elemento Aria ed Espansione): il pavimento in legno (che comunica senza interferenze col piano terra) e la maestosa travatura del soffitto bilanciano la componente “fredda” della pietra. Il legno è un materiale vivente che permette una circolazione del Qi (Prana) morbida, calda e accogliente, evitando che lo spazio diventi una cella rigida.

pietra filosofale con piediL’isolamento: dal punto di vista termico, l’isolamento garantisce un microclima perfetto (caldo d’inverno, fresco d’estate). Dal punto di vista sottile, la sigillatura delle intercapedini crea un “effetto guscio”, isolando la stanza dalle dispersioni esterne e trasformandola in una camera di risonanza per l’energia prodotta durante le sedute.

Il laboratorio è pertanto uno scrigno bio-energetico: un vaso isolato, sigillato (Vas Hermeticum) in cui la materia grezza (il piede) può essere scaldata e trasmutata senza dispersioni, trasformandola nell’oro del piede filosofale. Il ricevente, immerso in un ambiente “isolato e sospeso” al primo piano, a fine seduta può percepire un’estasi o leggerezza molto intensa e rilassante.

Le soglie della Luce: Nord-Est e Sud-Est

Se l’involucro di pietra e legno costituisce il corpo della struttura, le finestre ne rappresentano i polmoni e gli occhi spirituali.

Conformemente ai principi del Vastu Shastra (il Vastu Purusha Mandala che governa l’orientamento della casa grazie alla saggezza del costruttore, il “Diamante”), la disposizione delle aperture crea una dinamica di ricarica costante:

lato esposto a nord-est
La finestra che dà a nord-est

La finestra a Nord-Est (Ishanya: la porta dell’Etere): orienta l’asse dello studio verso la direzione sacra degli ashram indiani. Da qui penetra l’energia sottile dell’alba, la radiazione pranica ad alta frequenza e l’Etere (Akasha). È la porta attraverso cui la luce del primo mattino va a colpire direttamente i piedi della ricevente adagiata sull’Athanor del lettino.

Le finestre a Sud-Est (Agni: il Fuoco trasmutatore): collocate nel quadrante del Fuoco, le due finestre a Sud-Est introducono nello studio la carica solare diretta, il calore e la vitalità dinamica. È l’energia che attiva la “digestione” delle memorie cellulari e stimola la circolazione termica nei meridiani.

La condensazione del Prana e il governo dello spazio

In una stanza così perfettamente isolata e orientata si verifica un fenomeno particolare: il Prana che entra da Nord-Est e da Sud-Est non si disperde. Entra in risonanza con il legno e la pietra, condensandosi all’interno del microclima dello studio.

Tuttavia, come insegnano i principi del lavoro ermetico, un vaso sigillato richiede una maestria costante nel governare il fuoco e il ricambio degli elementi:

Evitare il ristagno: l’isolamento delle intercapedini nella struttura, se da un lato trattiene la carica vitale, dall’altro impedisce la traspirazione sottile. Se lo spazio venisse sigillato a lungo, l’energia accumulata rischierebbe di diventare pesante o satura dei carichi emotivi rilasciati dalle sedute.

La corrente incrociata e la purificazione: è qui che l’atto dell’operatore si fa rito. Aprire la a Nord-Est all’alba significa “caricare” l’Athanor di Etere puro. Spalancare contemporaneamente le finestre a Nord-Est e Sud-Est tra un trattamento e l’altro crea una corrente incrociata che scarica l’energia densa e rinnova la carica ionica dell’aria.

Conclusione: la fonderia dell’anima

Lo studio di Dai Piedi al Cielo risponde dunque a un’alchimia unica: non la fredda meccanicità di un dispositivo di carica, ma un organismo vivente dove la pietra radica, il legno eleva, la geometria del Vastu orienta e la luce del Nord-Est catalizza. Lo spazio ideale per sostenere il mio lavoro di Alchimia Plantare.

Entrare in questo laboratorio significa essere accolti in un microclima protetto, un Vas Hermetis alchimico dove ogni elemento architettonico lavora in sinergia con le mie mani per accompagnare la persona in quel viaggio regale e delicato che va, fedelmente, dalla pianta del piede alla dimensione dello Spirito, secondo i principi del mio metodo di Alchimia Plantare.

Il Setting Operativo: L'Athanor e il Vaso Ermetico
Una visione simbolica del mio studio come laboratorio alchemico, il lettino è l’Athanor e la luce del Nord-Est penetra il Vaso Ermetico dei piedi

 

 




Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare: per praticità definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare alchimistica. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall'integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l'utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede, il corpo inteso come laboratorio dell'Anima e il trattamento come un atto di trasmutazione alchemica. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani. Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, biorisonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.