Come conservare la felicità dello stato meditativo? Come tenere ferma l’intuizione spirituale? In cui si vedono tutte le cose come se fossero presenti, come se la vita degli spiriti già ci avvolgesse, camminando ancora sulla terra, ma come esseri del tutto differenti, sorretti da un elemento dolce e tenero. Si tratta di uno stato d’essere straordinario, che inonda col sentimento della più alta gioia, però non adatto alla sobrietà della vita presente, non ha lunga durata.

Per riempire il vuoto della sua inevitabile perdita, occorre sciogliere in parti gli elementi che hanno concorso a formarlo: quando si accoglie l’oggetto della contemplazione, la pienezza che si sperimenta raccoglie in sé acque di molti affluenti, ne fa sintesi e interrompe il battito dei singoli passi. Da qui il senso di sospensione, che rasserena e svuota di qualsiasi interferenza ostile.

La possibilità di ritrovarla, come fosse l’albero dietro l’angolo che giornalmente rivediamo, sta nell’ordinaria bellezza di un incontro guadagnato su più fronti. Nel mio caso, la contemplazione del piede attira nello spazio che si stende dietro le dita, aperto sull’infinito. Quale che sia l’oggetto della contemplazione, la stessa realtà più spirituale è condizionata: può essere fiore o frutto, mai tronco o radice. Di modo che solo chi ha conosciuto fino in fondo il suo contrario, può fissarla in volto, essendo libera solo nel circuito necessario del suo insieme di regole.

Per questo, il percorso attraverso cui si giunge alla radura aperta non è una strada, ma un reticolo sterminato di vie diverse, che dell’oggetto di contemplazione offrono ciascuna una visuale. Per questo diffido di chi indica la via con un solo braccio. La visione di insieme, dopo il balenare dell’intuizione, consente di conservare l’intesa dei mondi esterno e interno: l’oggetto si riflette in ogni cosa e a esso si ritorna senza che si divida nel ricordo la felicità della contemplazione.

orma di un piede nella sabbia

Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare taoista musicale. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare. Per praticità, definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare musicale. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall’integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l’utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani.