Con questo approfondimento, inizio una serie di articoli dedicati a esemplificare come, nella tradizione della musica colta occidentale, il lavoro di scavo delle emozioni e dei sentimenti consente di apprendere la firma vibrazionale (corporea) degli affetti umani e dei diversi stati d’animo, attraverso l’analisi di arie barocche e di drammi musicali del romanticismo in musica, con la finalità di coglierne i nessi psicosomatici e di proporre soluzioni di trattamento del piede per liberarsi dalle emozioni distruttive, che alla lunga fanno ammalare corpo e mente.

Che legame esiste tra l’ossessione stringente della gelosia, la struttura rigorosa di una linea di basso barocca e la pianta dei nostri piedi?

Nella visione della riflessologia plantare musicale e alchemica, il corpo non è un insieme isolato di organi, ma una cassa di risonanza: ogni emozione trattenuta è una nota dissonante che blocca il flusso. Ogni organo del corpo è uno strumento da accordare.
Oggi indaghiamo come sia possibile alleggerire il corpo da una delle afflizioni più contrattive dell’animo umano – la gelosia e l’ossessione del possesso dell’oggetto d’amore – unendo il genio musicale di Georg Friedrich Händel alla millenaria saggezza del Taoismo e alla sensibilità del tocco in bio-risonanza.

L’analisi dell’affetto: la prigione della gelosia in Händel

Nel periodo Barocco la musica non aveva il solo scopo di intrattenere, ma obbediva alla rigorosa Teoria degli affetti (Affektenlehre). I compositori sapevano che specifiche combinazioni di intervalli, ritmi e tonalità potevano muovere fisicamente gli “spiriti vitali” all’interno del corpo dell’ascoltatore, inducendo stati d’animo precisi.

Nell’Aria Pena tiranna (dall’opera Amadigi di Gaula, HWV 11), Händel dipinge il tormento della gelosia e dell’abbandono in modo magistrale.

  • Il basso ostinato: l’intera Aria è retta da una passacaglia, un disegno del basso che si ripete ciclicamente, identico a se stesso, dall’inizio alla fine. Questo loop ipnotico rappresenta perfettamente la struttura mentale della gelosia: un pensiero ossessivo che si avvita su se stesso, una gabbia da cui la mente non riesce a evadere.
  • L’intreccio dei legni: l’oboe e i fagotti dialogano con linee cromatiche tese, piene di dissonanze e di sospensioni. Musicalmente, è il ritratto del respiro trattenuto, del nodo alla gola, del dubbio che lacera i tessuti interni. La gelosia barocca non è un’esplosione di rabbia aperta (che in MTC apparterrebbe alla loggia del fegato/legno), ma un’angoscia strisciante che consuma da dentro.

Il ponte alchemico: perché la gelosia congela i reni?

Per mitigare la gelosia e calmare lo spirito, la MTC lavora per armonizzare l’asse Fegato-Rene (Acqua che nutre il Legno) 

Nella tradizione Taoista, la gelosia, l’invidia e l’ossessione affettiva colpiscono al cuore la loggia energetica dell’acqua, i cui organi di riferimento sono Reni e Vescica.

I Reni custodiscono il nostro Zhi, la forza di volontà, l’energia ancestrale e la stabilità profonda del nostro essere (le nostre radici). L’emozione strutturale associata ai reni è la paura: la paura di non valere, la paura del vuoto, la paura di perdere il controllo o il possesso dell’altro.

Quando la mente si avvita nella Pena tiranna della gelosia:

  1. Il fuoco della mente consuma l’Acqua: l’iperattività mentale genera un calore tossico che prosciuga i liquidi energetici dei Reni.
  2. Il congelamento: l’energia dell’Acqua perde la sua fluidità e si congela. I reni si irrigidiscono, la zona lombare diventa pesante e contratta. Ci si sente insicuri, instabili, privi di terra sotto i piedi.

Anziché fluire come un fiume verso il mare, l’energia ristagna e si trasforma in un ghiaccio emotivo che blocca la nostra evoluzione verticale.

La gelosia coinvolge poi l’energia del fegato: è infatti un’emozione complessa che condiziona un’altra entità psichica: lo Hun (lo Spirito etereo), che risiede nel fegato e controlla i progetti, la visione di vita e le relazioni. Quando la gelosia prende il sopravvento, l’energia del fegato si contrae e si congela, determinando quello che in medicina energetica viene chiamato stasi del Qi di fegato. Di riflesso, lo Hun perde il suo radicamento e la sua naturale fluidità.

La guida al trattamento: accordare il corpo dal piede

Per sciogliere questa afflizione, che spesso logora e distrugge le relazioni di coppia, dobbiamo riportare l’energia verso il basso, far defluire l’ossessione dalla testa alla terra, e restituire fluidità all’Acqua dei Reni. Lo faremo utilizzando il piede come uno strumento musicale suonato dalle nostre mani.

Ecco una sequenza del trattamento di auto-ascolto e digitopressione:

Fase 1: il radicamento su Rene 1 (Yongquan)

punto Rene 1 di agopunturaPosa l’attenzione appena sotto il cuscinetto metatarsale, al centro. Lì si trova Rene 1 (Yongquan, la “Fonte Zampillante” secondo la Medicina Tradizionale Cinese).
L’azione: Mentre ascolti l’introduzione strumentale di Pena Tiranna, esercita una pressione profonda, lenta e circolare con il mignolo della tua mano su questo punto (entrambi i piedi).
Il senso alchemico: Questo gesto apre la “valvola di scarico”. L’ossessione mentale accumulata nella testa, richiamata dalla pressione, inizia a scendere lungo le gambe e defluisce attraverso la Fonte Zampillante, venendo assorbita e neutralizzata dalla Terra.

Fase 2: la risalita lungo il canale dell’arco plantare

Dal punto Rene 1, fai scivolare il mignolo verso l’interno del piede, accarezzando il bordo dell’arco plantare e risalendo verso il malleolo interno (vedi immagine).
L’azione: segui il ritmo lento e ternario dell’Aria di Händel. Usa una pressione fluida, come se stessi sfregando l’archetto sulle corde di un violoncello.
Il senso alchemico: stai fluidificando il ghiaccio. Stai dicendo all’energia dei Reni che può tornare a scorrere, trasformando la paura della perdita in fiducia nella propria stabilità interiore.

Fase 3: riequilibrare il meridiano del fegato

Fegato 1 e 3, punti di agopuntura in MTCIl Meridiano del Fegato (Zuo Jue Yin) inizia proprio sul piede ed è fondamentale stimolare due punti specifici: digitopressione su Fegato 3 (Taichong): (in entrambi i piedi) per sbloccare lo Hun, restituire fluidità ai progetti e liberare la mente dal circolo vizioso della gelosia.
Dove si trova: sul dorso del piede, nell’avvallamento situato tra il primo e il secondo metatarso (circa due dita sopra l’attaccatura tra l’alluce e il secondo dito).
Come lavorarlo: premi con il pollice perpendicolarmente. Effettua una pressione circolare profonda, orientando il movimento leggermente verso il basso (direzione dita). Massaggia per 2-3 minuti su entrambi i piedi. Questo punto “fa scendere” l’energia che la gelosia ha fatto schizzare verso la testa.
Digitopressione su Fegato 1: Fegato 1 (noto come Dadun o “Grande Accumulo”) è il primo punto del meridiano del Fegato secondo la Medicina Tradizionale Cinese. È posizionato alla base dell’alluce, vicino all’angolo interno dell’unghia. 

Il segreto della bio-risonanza: il corpo informato

C’è un livello ancora più profondo in questo lavoro di sintonizzazione: l’ascolto ripetuto e consapevole dell’Aria di Händel consente al nostro sistema di mappare ed educare l’orecchio interno e il corpo eterico alla frequenza esatta dell’afflizione da gelosia.

Non si tratta solo di sentire una melodia, ma di riconoscerne la firma vibrazionale. Quando il corpo diventa “informato” – ovvero quando impara a riconoscere quell’affetto specifico attraverso la musica – si attiva un principio biologico di biorisonanza.

Dopo innumerevoli esperienze di ascolto, la comprensione estetica della musica aumenta e l’autotrattamento compie un salto quantico: non avrai più bisogno di stimolare con forza o di ricordare complesse mappe anatomiche. Un corpo informato risponde per risonanza all’intenzione. Ti basterà applicare semplicemente le mani sui piedi, tenendo la mente focalizzata sulla frequenza di quell’affetto, per avviare il processo di scarico. Le tue mani diventeranno il conduttore che aggancia la vibrazione distruttiva della gelosia e, per risonanza energetica, la spinge giù, oltre la Fonte Zampillante, scaricandola a terra. Il corpo si fa canale purificatore: l’emozione distruttiva si dissolve nella stabilità della materia.

Il tuo esercizio di ascolto e pratica

Trova un tuo spazio silenzioso, indossa le cuffie e fai partire l’Aria Pena tiranna, malinconica e struggente, composta da Georg Friedrich Händel per l’opera Amadigi di Gaula (HWV 11, Atto II scena quinta, 1715). Cantata dal personaggio di Dardano, l’Aria esprime il dolore implacabile e l’angoscia di un amore non corrisposto e tradito.
Mentre la voce del controtenore intona il dramma del tormento, tu non limitarti a subire quell’emozione: diventa il terapeuta del tuo affetto. Trova il punto Rene 1 appena sotto il cuscinetto del tuo piede (vedi l’immagine più sopra). Appoggia le mani, ascolta, riconosci la frequenza e lascia che la terra accolga il surplus informazionale.
Sperimenterai che la musica colta non è solo bellezza da contemplare, ma una medicina per l’anima che, passando per la carne e per i piedi, ci riconnette direttamente con il Cielo.

Per capire visivamente la potenza distruttiva di questo affetto, segui il video di questa Aria interpretata da Jakub Józef Orliński e diretto da Julia Bui-Ngoc: compie un’operazione visiva e drammaturgica straordinaria. Sganciandosi dai vincoli letterali della messa in scena teatrale, il video isola il nucleo mitico e psicologico dell’opera di Händel, trasformandolo in un manifesto visivo perfetto per la visione alchemica e corporea.

Qui la maga Melissa compie un rituale oscuro per trasformare Dardano nel suo rivale. È la rappresentazione visiva di ciò che fa la gelosia: ci espropria del nostro corpo, ci fa perdere l’identità e congela la nostra energia.
Melissa officia un vero e proprio rituale di magia nera su Dardano. Non assistiamo a un sortilegio fantasy, ma a una destrutturazione psicofisica: attraverso l’incantesimo, Melissa offre a Dardano l’illusione suprema e atroce di trasformarsi fisicamente nel suo rivale d’amore. Per possedere l’oggetto del desiderio, Dardano deve smettere di essere se stesso: deve abitare la carne, il volto e l’identità dell’altro. Diventare Amadigi significa per Dardano subire una violenza identitaria totale. In ottica di riflessologia alchemica, questo è il dramma massimo dello Zhi (la forza dei Reni): la perdita del proprio sé. Quando la gelosia ci spinge a voler essere l’altro, noi tagliamo le nostre radici, svuotiamo il nostro serbatoio energetico ancestrale per abitare un fantasma. 

Osserva la rigidità del corpo di Dardano vicino alla trasformazione di sé, nel video, prima di applicare le mani sui piedi per il trattamento di bio-risonanza: quel video è lo specchio di ciò che dobbiamo sciogliere.
Nel Barocco i sentimenti non venivano espressi in modo vago, ma secondo la teoria degli affetti: precise formule musicali, ritmiche e strumentali venivano impiegate per suscitare nello spettatore una specifica reazione emotiva. L’andamento e la struttura musicale di Pena tiranna comunicano l’affetto della gelosia e del tormento attraverso elementi compositivi ben definiti.

Tonalità e ritmo: il peso dell’ossessione

  • La tonalità di sol minore: nella trattatistica barocca (come nei testi di Johann Mattheson), il sol minore è la tonalità associata alla serietà, alla tristezza profonda, ma anche alla gelosia e al risentimento cupo. È una tonalità che non offre luminosità, ma ripiegamento interiore.
  • Il tempo di Largo in 3/4: il metro ternario lento evoca il passo pesante di una marcia funebre o di una danza rassegnata. L’andamento è cadenzato, sospiroso, quasi a imitare i battiti pesanti di un cuore oppresso. Non c’è slancio dinamico, ma una costante sensazione di gravità statica.

L’orchestrazione: il fagotto solista come “doppio” della voce

La scelta timbrica di Händel in quest’Aria è rivoluzionaria e isolata nella sua produzione: l’organico prevede archi, un oboe e un fagotto concertante.

  • Il fagotto non si limita a eseguire la linea del basso continuo, ma dialoga costantemente con la voce del contralto, spesso raddoppiandola all’ottava inferiore o intrecciandosi in un contrappunto serrato.
  • Il timbro scuro, malinconico e quasi “ruvido” del fagotto barocco funge da ombra psicologica del protagonista. Rappresenta la voce interiore della gelosia che tormenta Dardano, un peso costante che ne opacizza il canto e ne deprime ogni velleità di riscatto.

La linea melodica e la scrittura vocale

La melodia si muove prevalentemente per gradi congiunti, interrotta da intervalli che squarciano il tessuto musicale:

  • Sospiri e pause (Tmesis): la parola “pena” è spesso seguita da una brevissima pausa. Questo artificio retorico-musicale imita il respiro spezzato di chi piange o è colto da un’angoscia soffocante.
  • Intervalli dissonanti e cromatismi: per sottolineare le parole Pena tiranna e mai trovar pietà, la linea melodica e l’accompagnamento si caricano di alterazioni cromatiche. I passaggi di semitono esprimono storicamente il dolore fisico e la tortura dell’anima.

Hai provato l’ascolto guidato? Hai percepito la “firma vibrazionale” della gelosia muoversi sotto il palmo delle tue mani? Scrivimi su whatsapp al 3480108848.

Il testo dell’Aria è essenziale, tipico della poesia per musica del Settecento, costruito su pochissimi concetti chiave:

Sezione A

Pena tiranna
Io sento al core,
Né spero mai
Trovar pietà;

Sezione B

Amor m’affanna,
E il mio dolore
In tanti guai
Pace non ha.

Qui trovi l’intero testo del libretto dell’Opera in musica.

Sezione A: la diagnosi del cuore

Pena tiranna / Io sento al core, / Né spero mai / Trovar pietà;

Händel prende queste prime quattro brevi linee e le dilata nel tempo, trasformandole in un’esperienza quasi fisica.

  • La parola “Pena”: musicalmente viene spesso appoggiata su dissonanze lunghe e sospensioni dei legni (oboe e fagotti). La “pena” non è un concetto astratto; è l’intervallo musicale che stride e toglie il respiro.
  • L’aggettivo “Tiranna”: definisce la natura della gelosia. Il tiranno è colui che usurpa il trono legittimo. Nel corpo di Dardano, la gelosia ha usurpato lo Zhi (la forza di volontà e l’equilibrio dei Reni), sottomettendo il cuore a un dominio straniero e spietato.
  • L’assenza di Pietà (Né spero mai…): la linea melodica scende, cede alla gravità, sprofonda. Rappresenta la totale perdita di speranza, l’implosione del sistema energetico che smette di guardare verso il Cielo e crolla verso il basso.

Sezione B: il movimento dell’affanno

Amor m’affanna, / E il mio dolore / In tanti guai / Pace non ha.

Nella seconda sezione, il ritmo armonico cambia sottilmente. L’affanno introduce il movimento contrattivo.

  • “Amor m’affanna”: l’affanno è un accorciamento del respiro, un’aritmia. Händel esprime questo stato frammentando la linea vocale con brevi pause (il cosiddetto sospiro barocco). Il cuore è costretto a pompare in un terreno ristretto, soffocato dall’ossessione.
  • “Pace non ha”: la totale mancanza di staticità. Se la Sezione A descriveva la pesantezza della prigione, la Sezione B mostra l’agitazione interna del prigioniero. È il tormento che gira a vuoto, l’impossibilità di trovare un baricentro.

Il basso ostinato come gabbia retorica

Tutto questo impianto testuale poggia, come abbiamo visto, sulla struttura della passacaglia: un basso orchestrale ostinato che si ripete incessantemente. La genialità retorica di Händel sta nel contrasto: mentre la voce dichiara che il suo dolore “pace non ha” e si muove con affanno, il basso sotto continua a girare, rigido e immutabile. È la mente intrappolata nel loop della gelosia: per quante variazioni l’anima tenti di fare, il pensiero ossessivo ritorna sempre al punto di partenza.

 

 




Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare: per praticità definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare alchimistica. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall'integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l'utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede, il corpo inteso come laboratorio dell'Anima e il trattamento come un atto di trasmutazione alchemica. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani. Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, biorisonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.