Due principi mi hanno guidato negli anni.

Il primo: la consapevolezza chiara di come la “cosa” sia altro dalla sua “descrizione”. A dire che se la lettura vale come sostegno alla pratica (ex post, per capire meglio cosa sia successo), solo la pratica (l’esperienza diretta della cosa) consente di muoversi e di trasformarsi.
Il secondo: ogni struttura va considerata nel suo svolgersi come processo, nella dimensione del tempo. 

Entrambi i principi servono a non confondere la mappa col territorio: il piede non è la parola piede, va sperimentato direttamente con le mani. Il trattamento del piede non è una delle possibili mappe del piede, è un’esperienza che si svolge nel tempo, con variabili che la rendono unica e non ripetibile.

pratiche spiritualiDa qui deriva che l’elaborazione di un approccio manuale al corpo e al piede non nasce mai da semplici nozioni teoriche o da protocolli appresi a tavolino per imitazione/rielaborazione. Prende forma, prima di tutto, dal vissuto profondo del terapeuta, dalla sua sensibilità raffinata sul campo e dalla capacità di trasformare l’esperienza personale in uno strumento di ascolto per gli altri.
Purtroppo non è possibile condurre insieme la cosa e la sua descrizione, allo stesso livello, in quanto ciascuna via richiede decenni. Chi sposa la descrizione diventa uno storiografo erudito della cosa ma non la “sa” come esperienza, chi sposa la cosa ne fa esperienza, la “sa” ma non la sa descrivere con esattezza. Ho scelto di sposare la cosa: ora che in 3 decenni è esperita, cerco nei miei articoli di descriverla per sommi capi, per averne coscienza.

Nel mio percorso, l’incontro con pratiche di diverse tradizioni e discipline (coltivate con costanza e ciascuna per anni) ha tracciato la matrice di ciò che oggi applico nel trattamento del piede, costruendo in trentun anni di lavoro interiore il setting di Alchimia Plantare™.

1. L’ascolto musicale: la scuola delle emozioni e la matrice percettiva

Nei miei primi trent’anni ho introiettato l’intero repertorio della musica classica occidentale dal 1500 al 1900. Quella che per molti è una passione culturale, per me è stata una vera e propria scuola per comprendere l’animo umano. La musica mi ha insegnato a riconoscere le armonie, le dissonanze, i ritmi e le tensioni che definiscono lo stato emotivo e interiore.
Questo immenso bagaglio è diventato il fondamento della mia pratica anche attraverso la rielaborazione viscerale di traumi emotivi personali, affrontati e sciolti in prima persona proprio grazie all’ascolto musicale condotto con profonda concentrazione e competenza analitica. Nella tradizione della musica colta occidentale, grande laboratorio/simulatore di emozioni e moti dell’animo umano, il lavoro di scavo dei sentimenti consente di apprendere la firma vibrazionale (corporea) degli affetti umani e dei diversi stati d’animo.

Aver allenato l’orecchio a decodificare quattro secoli di contrappunti e risoluzioni ha trasferito nella mia sensibilità tattile tre competenze fondamentali:

Il riconoscimento della dissonanza: come l’orecchio avverte istantaneamente una stonatura o un’armonia sospesa, la mano sul piede percepisce la contrazione o la rigidità di un tessuto come una “dissonanza” nel flusso energetico.

La percezione polifonica: la capacità di seguire contemporaneamente più linee melodiche permette di ascoltare la trama complessa delle risonanze viscerali, strutturali ed emotive che scorrono sotto il sintomo.

Il senso del tempo e della risoluzione: proprio come una frase musicale necessita del suo tempo organico per cadenzare la propria risoluzione, così il corpo richiede i giusti tempi affinché la tensione si sciolga naturalmente.

Approfondisci: bio-risonanza analogica musicale

2. Il tango argentino: la dinamizzazione corporea dell’ascolto

tango e i 7 chakraDopo decenni passati nell’immobilità dell’ascolto colto e contemplativo, tra il 2010 e il 2019 il tango argentino è arrivato come il catalizzatore indispensabile per dinamizzare e “buttare fuori” la tonnellata di musica introiettata. In buona sostanza, per evitare di ammalarmi e per accrescere la mia competenza nella gestione dell’energia vitale.

Il tango è la distillazione in forma popolare del grande repertorio operistico dell’Ottocento, trasformato in danza duale. Attraverso le letras e composizioni essenziali e concise, il tango sintetizza la drammaturgia e la carica emotiva dell’opera, trasformandola in una danza duale. Ciò che prima era vissuto unicamente all’interno e nell’immobilità della mente, nel tango è diventato gesto, camminata e relazione con l’altro.

I centri speculari e la sublimazione dell’energia

Nell’abbraccio frente a frente, le colonne vertebrali si allineano e i sette centri energetici (i chakra) entrano in una relazione speculare e parallela, dando vita a un processo alchemico di sublimazione:

Il piombo (la radice e la spinta istintiva): la forza vitale e la carica istintiva radicate nei primi centri (muladhara e svadhisthana), la densità della materia e la gravità.

La sublimazione (l’ascesa lungo l’asse): attraverso la postura, il respiro e la guida condivisa, l’energia risale lungo la colonna vertebrale, raffinandosi al plesso solare (manipura) fino all’apertura del cuore (anahata).

L’oro (la presenza e la coscienza): risalendo verso i centri superiori (gola, terzo occhio, corona), l’energia istintiva si trasforma in pura presenza e unione spirituale, muovendosi come un unico organismo a quattro gambe.

Approfondisci: bio-risonanza analogica musicale

Mappatura dei centri speculari
Esplorare l’abbraccio attraverso questa scala di sublimazione permette di leggere con chiarezza cosa accade nell’abbraccio, a ogni livello della colonna vertebrale:

1° Chakra (Muladhara) – La radice e il piombo della terra: Il contatto con il suolo, la stabilità dell’asse e la gestione del peso. La terra comune sostiene il processo di elevazione.
2° Chakra (Svadhisthana) – La bacinella e il serbatoio vitale: La sede dell’energia sessuale, della creatività e del movimento fluido. È il fuoco primordiale che fornisce la spinta e il carburante all’intero circuito.
3° Chakra (Manipura) – Il plesso solare e la direzione: Il centro di potere e volontà in cui l’energia istintiva viene imbrigliata e trasformata in intenzione precisa, guida e ascolto dinamico.
4° Chakra (Anahata) – Il cuore e l’alambicco dell’alchimia: Il punto di contatto corporeo diretto (pecho con pecho). Qui la forza pulsionale dei primi chakra incontra la dimensione affettiva ed empatica: la spinta individuale si scioglie nell’accoglienza dell’altro.
5° Chakra (Vishuddha) – La gola e il respiro sincrono: La comunicazione sottile attraverso il respiro condiviso. Il dialogo corporeo diventa impalpabile e precede il passo muscolare.
6° Chakra (Ajna) – Il terzo occhio e la visione intuitiva: L’azzeramento del pensiero logico. I due danzatori sviluppano un’anticipazione intuitiva del movimento, muovendosi in uno stato di presenza senza sforzo.
7° Chakra (Sahasrara) – La corona e l’oro dello spirito: La massima verticalità, dove la separazione tra i soggetti sfuma e si sperimenta l’unione profonda: la “mente a due” o l’essere un unico organismo a quattro gambe.

Riconoscere nel tango questa dinamica di sublimazione significa trasformare ogni milonga o sessione di ricerca in un laboratorio di auto-osservazione. L’abbraccio diventa lo specchio in cui verificare dove l’energia ristagna, dove trova resistenze o dove, al contrario, riesce a fluire liberamente, trasformando la densità della materia nella leggerezza luminosa della presenza.

3. Il Guru Yoga e l’alchimia interiore: l’evoluzione meditativa

Fase del Guru Yoga e l'interiorizzazione della dinamica tantrica nel mio percorso interiore. È una raffigurazione ricca di simbolismi legati alla tradizione del buddhismo tibetano Karma Kagyu e al concetto dell'abbraccio sublimato.La fase successiva ha visto l’evoluzione del tango e della relazione corporea in una dinamica introspettiva e meditativa profonda attraverso la pratica del Guru Yoga (nel lignaggio buddhista tibetano Karma Kagyu seguito dal 2015 al 2018). Qui il polo esterno dell’abbraccio si interiorizza nel dialogo sottile tra il meditante e la “donna immaginaria”, ovvero il principio della dākinī.

In questo territorio si salda la profonda similarità tra il tantrismo delle origini e l’alchimia plantare. La Grande Opera non si compie mai nella mera astrazione concettuale o nell’ipertrofia della mente (overthinking), ma richiede la densità della materia prima.

Nel Guru Yoga e nella via tantrica, il principio femminile incarnato non è un simbolo vago, ma la matrice stessa della trasformazione. La figura della dākinī — custode dei segreti del corpo sottile — specchia l’energia primordiale che risiede nella pianta del piede. Quando ci accostiamo al piede, superiamo la prigione del logos e delle proiezioni mentali: il tocco diviene un Athanor alchemico in cui la pesantezza della terra e i condizionamenti vengono trasmutati nella quintessenza della luce interiore.

Approfondisci: Tantrismo tibetano e Alchimia plantare nel piede femminile

4. L’An Zhong Shu (On Zon Su): toccare la realtà senza la trappola del logos

L’incontro nel 2016 con il metodo An Zhong Shu (On Zon Su in cantonese) mi si è rivelato come fondamentale pratica taoista di trattamento del piede.

Tantrismo tibetano e alchimia plantare nel piede femminileL’aspetto rivoluzionario di questa pratica è che consente di partire dalla realtà anziché dalla sua descrizione. L’approccio empirico del toccare la realtà con le mani, utilizzando mappe che guidano nell’esperienza del piede-microcosmo rispetto al corpo-macrocosmo e rispetto al mondo naturale, richiede un cambio di prospettiva che rappresenta la parte più ardua della pratica non verbale.

Questo cambio di passo sposta l’attenzione sul piano poco frequentato del contatto diretto con le cose e con l’abissale profondità del reale e della vita, con la sola mediazione delle proprie mani sulla umile materia grezza rappresentata dai piedi, la radice alchemica del percorso. L’An Zhong Shu è una pratica meditativa a due che riporta alla realtà e ai ritmi naturali della vita e alla connessione con sé stessi le persone abituate a scambiare per veri i guizzi da saltimbanco della mente ordinaria, che come noto è un potente simulatore.

5. La tradizione ermetica europea e il compimento della Magnum Opus

Se il tango e l’Oriente sono stati il catalizzatore, la tradizione ermetica e neoplatonica europea è la terra in cui le mie radici hanno finalmente trovato nutrimento autentico. Non cerco più il varco metafisico in terre lontane, ma nelle radici della nostra cultura, dove il corpo è inteso come il laboratorio dell’Anima e il trattamento diventa un atto di trasmutazione alchemica.

In questa nuova consapevolezza, la mia pratica si è prima tinta dei colori dell’Albedo (l’Opera al Bianco), la fase della Luna, del candore, della purificazione dello sguardo. Infine, a distanza di anni e attraverso il passaggio per la pulizia relazionale della Citrinitas, si compie la Rubedo (l’Opera al Rosso, o iosis, arrossamento), il culmine della Magnum Opus. Se la resurrezione dell’Albedo è stata il “salvare l’anima dall’inferno”, la Rubedo è lo sposalizio mistico (hieros gamos) in cui lo spirito, l’anima e il corpo si fondono in una pietra filosofale indistruttibile. Il piombo del trauma originario perde completamente la sua carica di dolore e viene trasmutato nell’oro fonte di saggezza.

Portare il compimento della Rubedo nel mio setting di Alchimia Plantare, costruito in trentun anni di lavoro interiore fino al compimento della Grande Opera di alchimia interiore, significa radicare lo spirito nella materia, che è l’esatto scopo finale dell’alchimia. La Rubedo non rifiuta la materia, ma la infiamma e la sublima. Trovare il sacro e il divino negli aspetti più terreni, viscerali e biologici del corpo (il piede, il sudore, l’odore, la pelle nascosta) è l’essenza stessa dell’Opera al Rosso. Il corpo non è più un limite, ma il veicolo della trascendenza.

Approfondisci: La mia storia: il percorso dai piedi al cielo

L’integrazione finale nelle mani del terapeuta

Avendo vissuto nella mia diretta esperienza di vita l’annientamento (Nigredo), la rinascita (Albedo) e la profonda pulizia relazionale (Citrinitas), le mie mani ora non applicano più solo una tecnica. Diventano lo strumento di una coscienza integrata: l’ascolto analitico della musica classica decodifica le armonie e le dissonanze sottili; la conduzione del tango e la presenza dell’An Zhong Shu ancorano il tocco al contatto diretto con il reale; la meditazione del Guru Yoga e la visione dell’alchimia ermetica trasformano l’atto terapeutico nella trasmutazione del piombo in oro.

Oggi posso accogliere il dolore e il “buio” dei miei riceventi senza farmi sommergere, perché quel buio lo conosco già: l’ho attraversato, compreso e integrato nel fuoco della vita.

Se desideri fare esperienza dei miei trattamenti di Alchimia Plantare, puoi contattarmi al 3480108848 per chiedermi informazioni o per prenotare un trattamento.

 

Pratiche del metodo Dai Piedi al Cielo

Nota informativa e trasparenza professionale

I trattamenti e le metodologie descritte su questo sito (compresa l’Alchimia Plantare™) hanno finalità esclusivamente olistiche, energetiche e di promozione del benessere generale della persona. Non costituiscono attività medica, sanitaria o terapeutica, né sono intesi a sostituirsi a diagnosi, pareri o cure previste dalla medicina convenzionale.




Roberto Ellero

Operatore olistico di riflessologia plantare ai sensi della Legge n. 4/2013.

Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, bio-risonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.

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