Il piede può essere uno strumento musicale, ma a leggere quanto scrive una mia ricevente a riscontro di un trattamento ai piedi, viene da pensare che il piede possa essere anche una tela, che le mani dipingono agli occhi di chi riceve:

«Il contatto delle mani con il mio piede destro mi fa percepire la pesantezza dei miei piedi e la rigidità della mia gamba. Cominciano a sciogliersi, la sensazione è di ricevere acqua. Sento riposo per la mia gamba e il mio piede e riattivazione. Dopo un po’ compare la brezza, è fresca, i colori che vedo sono tersi, vividi e vibrano. All’inizio sono pennellate, ogni pennellata ha un colore diverso, all’inizio spicca il bianco e un blu notte, assomigliano a foglie mosse dal vento, lo sfondo è una giornata limpidissima. All’inizio compaiono figure umane ne vedo i busti, camminano, sembrano gli anni ’20, donne con vestiti leggeri e cappellino, poi le figure umane scompaiono. Ci sono paesaggi, le figure prendono forma assieme al movimento delle mani sui miei piedi, come se dalle mani sui miei piedi scaturisse un dipinto io vedo il dipinto prendere forma davanti ai miei occhi, come se le mani plasmassero le figure che vedo nel dipinto, ogni figura si muove e cambia forma si allunga si allarga, edifici, case, sono di pietra, la facciata di un edificio rosa antico è davanti a tutto, si muove fluidamente si allarga alla base.
Quando il trattamento passa al piede sinistro sento moltissimo i miei avambracci e le mani vorrebbero muoversi, faccio fatica a trattenermi. Non so se prima o dopo sento una forte nausea e un dolore alla pancia, non mi preoccupano, passano. Mentre il trattamento è nel piede sinistro, sento delle leggere ‘scosse’ alla gamba destra e delle piccole fitte che poi passano.
Ricompaiono le visioni, ora vedo miniature, una città in miniatura, piccolissima ne vedo i dettagli, nessuna persona solo case, pietra e colore.
Ora vedo uno sfondo buio all’improvviso attraversato da un sottile filo di luce blu elettrico.
L’ultima immagine che ricordo è un paesaggio collinare, una collina prende spazio sul lato destro, sembra di velluto, colore crema-ocra, dà senso di morbidezza, sulla sinistra all’altezza della cima della collina, sul suo lato sinistro, compare un soffione gigante, si forma davanti ai miei occhi, aprendosi velocemente forma la sua palla piumosa molto densa e soffice è di colore chiaro, bianco crema, con sfumature blu cobalto.
Per raggiungere la mia auto faccio due passi a piedi, è pieno di tigli, l’asfalto è coperto da uno strato giallo ocra, sono i ‘fiori’ dei tigli, fa un certo effetto. La scena è tutta dei tigli, sento che stanno facendo ombra ristoratrice, anche se è notte. Gambe riposate leggere. Leggerezza.»

Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare taoista musicale. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare. Per praticità, definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare musicale. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall’integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l’utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani.