Il medico che non è stato malato non è un vero medico. Questa antica saggezza risuona nel profondo di chi, come me, ha fatto della propria ferita il terreno fertile per la cura.

Nel 1995, la mia vita è stata attraversata da un trauma di annientamento, un’esperienza di “morte” che ha scardinato ogni certezza. Oggi so che non è stato un errore del sistema, ma l’irruzione dell’archetipo di Chirone: il centauro sapiente che, nel mito, possiede la conoscenza per curare ogni male, eccetto il proprio. Avere una ferita che non si chiude significa non poter mai dimenticare cosa significhi soffrire: è proprio in questa vulnerabilità che risiede la maestria del guaritore.
All’origine, la società mi avrebbe voluto “curare” da quel trauma per reinserirmi nei suoi binari produttivi (anestetizzandomi) distogliendomi dal lavoro interiore con narrazioni esteriori inautentiche. Rimanendo invece solo, nel silenzio ermetico, ho permesso al trauma di fare il suo lavoro iniziatico: un terapeuta spirituale non si laurea, si inizia. La sofferenza attraversata e digerita (attraverso la Nigredo e la Citrinitas) diventa medicina. 

Chirone, il guaritore ferito. Il centauro Chirone conosceva i rimedi per ogni male, ma non poté curare se stesso. Durante uno scontro tra Eracle e gli altri centauri, fu colpito accidentalmente al ginocchio da una freccia di Eracle intrisa del sangue velenoso dell’Idra di Lerna. Essendo immortale (in quanto figlio di un titano), Chirone non poteva morire, ma il veleno gli causava dolori atroci che nessuna delle sue leggendarie doti mediche riusciva a curare. Questa condizione lo spinse a studiare ancora più a fondo la medicina per alleviare il dolore altrui, non potendo curare il proprio. Alla fine, pur di trovare il riposo, Chirone rinunciò alla sua immortalità offrendola a Prometeo, permettendo a se stesso di morire e venendo poi trasformato da Zeus nella costellazione del Sagittario. Chirone fondò una conoscenza medica basata sulla raccolta, lo studio e l’applicazione delle erbe e delle radici (la pianta del Centaurium, o centaurea, prende il nome proprio da lui), e la medicina psicosomatica: per Chirone la guarigione non era solo fisica. Essendo il precettore dei più grandi eroi greci (tra cui Achille, Giasone e soprattutto Asclepio, che diventerà il dio della medicina stessa), Chirone insegnava che la salute del corpo passa attraverso la musica, l’equilibrio e l’armonia con il cosmo.

Il mio cammino è stato un lento processo alchemico (puoi conoscerlo nella pagina “Il mio percorso”). Dopo la Nigredo (il silenzio che scende, la terra che si spacca e l’io che scompare) è arrivato il tempo dell’Albedo. Quel chiarore freddo, una purificazione necessaria, un lavaggio della visione nell’invisibile che mi ha permesso di distaccarmi dal caos per tornare a vedere le cose come sono, spogliate dalle pretese dell’ego.
Senza quella chiarificazione profonda, non avrei mai potuto trasformare il dolore in strumento di consapevolezza. È in questo spazio di luce che ho scelto di dedicarmi ai piedi. 

Perché il piede? Perché è nel punto in cui la carne spinge contro la terra che il destino si decide. In questo viaggio che va dai piedi al cielo, la riflessologia plantare alchimistica non è solo una tecnica: è un atto di ricomposizione. Posso accogliere il buio di chi viene nel mio studio di riflessologia plantare perché conosco il labirinto, ho vissuto la purificazione e ho imparato la strada per tornare alla luce.
Tre settimane fa, il 27 maggio 2026, dopo dodici anni di un cammino incessante, e a 17 anni dall’inizio dell’albedo con la mia rinascita nel 2009, ho completato la Citrinitas, la terza fase della grande opera di alchimia interiore. La luce ora ha la qualità dell’oro, si arrossa: non è un traguardo di carriera, ma una stabilità che mette ordine al mondo. È compiuto. L’archetipo di Chirone si è pienamente incarnato: il dolore ha smesso di essere una mancanza ed è divenuto saggezza, libertà spirituale e capacità di cura, di amore incondizionato.

farfalla podalirioA confermare che il cerchio si è chiuso, proprio nel giorno del solstizio d’estate 2026 una coppia di farfalle Podalirio mi ha fatto visita, prendendo il nettare dai fiori di lavanda davanti alla porta di casa per tutto il pomeriggio. Ogni tanto, per rinfrescarsi, svolazzavano in giro per poi tornare ai fiori. Il nome stesso, che deriva dalla radice greca poùs/podós (piede), ci riporta all’essenza del mio lavoro. Il nome completo Podalirio unisce questa idea di piede a quella di leggerezza e velocità. Nel mito, Podalirio era il medico che apprese l’arte sacra della guarigione dal padre Asclepio e dal maestro Chirone.
Vedere queste ali volare nel presente è il segno che la medicina del centauro, quella che parte dalla ferita per arrivare alla luce, è ora viva, radicata e pronta a librarsi in volo.

saturnia pavonia

Non senza un brivido, mi è tornata alla mente una sincronicità luminosa: dodici anni fa, alle soglie di questo cammino verso la Citrinitas, mi apparvero due Saturnia pavonia, falene notturne, pesanti, cariche dell’oscurità che dovevo ancora attraversare. Oggi, a opera compiuta, sono due Podalirio a farmi visita. Geometrica coerenza formale nel divenire, dall’ombra che veglia alla luce che vola. Dai piedi al cielo.
Podalirio e Pavonia non le ho mai viste in altre occasioni.

coppia di farfalle podalirio

Nota astrologica

Per chi volesse approfondire la corrispondenza tra questo percorso e il mio tema natale: nel mio cielo di nascita, Chirone si trova a 17° 58′ del segno dei Pesci, posizionato nella Nona Casa.
La ferita di Chirone in Pesci e Nona Casa parla di un dolore esistenziale legato alla ricerca di un significato profondo e di una spiritualità autentica, vissuto spesso come un senso di alienazione dal mondo materiale. Il mio percorso di vita è stato la risposta a questa configurazione: trasformare un’eccessiva sensibilità e la ricerca di “maestri” esterni (ricerca vana: maestri incarnati non essendo previsti dal mio progetto d’anima) in una maestria interiore assolutamente originale, indipendente da qualsiasi condizionamento, in piena libertà spirituale. La Nona Casa è la dimora della saggezza e dei sistemi di credenze: averla abitata con la ferita di Chirone significa aver dovuto “smontare” ogni dogma per ricostruire una visione del mondo capace di scorgere la luce proprio dentro il dolore, radicando lo spirito nella materia, che è l’esatto scopo finale dell’alchimia. Il mio lavoro, che unisce il tocco profondo del piede (la materia) alla visione del cielo (lo spirito), è la manifestazione concreta di questa integrazione alchemica.

Il segno del Centauro: la ferita che si fa cammino

 




Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare: per praticità definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare alchimistica. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall'integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l'utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede, il corpo inteso come laboratorio dell'Anima e il trattamento come un atto di trasmutazione alchemica. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani. Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, biorisonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.