L’abitudine a considerare il “suonare” (esecuzione, performance, lettura della partitura) l’unica o la più importante pratica connessa alla dimensione musicale, non considerando quasi l’altra fondamentale pratica che è l’ascolto, è stereotipo culturale di sfondo che si rappresenta nel trattamento del piede come prassi/azione di intervento indagine di “punti dolenti”, quasi che l’”esecuzione del piede” sia proattiva e degna di nota in sé. 

Il facile riscontro della dolenzìa per la “lettura” del piede come interpretazione e finalmente diagnosi di un quadro ispettivo propedeutico al raggiungimento di obiettivi terapeutici, è in sostanza un mito. La vera azione risanatrice, che prima di tutto proviene dal ricevente stesso, è il risultato di attenzione/intenzione al piede. 

“Attenzione” è qui sinonimo di concentrazione nell’ascolto. Ciò che si suona (il piede, con le mani) si ascolta con l’udito tattile e visivo che si affina col praticare. Ciò che si “intende” è l’orientamento di sé all’altro sub specie aeternitatis: l’intenzione tesa a trattenere l’atemporalità dell’oggetto della cura rappresenta una intensità che fissa al sempre il fuggitivo sensibile, come se esso si trasformasse in un fotogramma sempre proiettabile sullo schermo del percepibile. E non a caso la comprensione di una composizione musicale avviene per innumerevoli ripetizioni del suo ascolto, fino a raggiungere nella memoria la compresenza di tutti i momenti che la compongono in un insieme statico risolto nell’attimo presente. 

L’immediatezza istantanea dell’intuizione del fare sul piede è condizione stessa della sua autenticità come relazione di cura.

Qualsiasi secondario intervento calcolante, descrittivo, volontaristico dell’operatore, tradisce e limita la connessione con le dimensioni da cui trae linfa il sintomo per alludere al racconto di sé che il ricevente pone al proprio ascolto, come attenzione a sé nell’intenzione di riconoscersi. 

E avviene come nella comprensione di un’interpretazione musicale, che l’interprete riconosca la trascendenza della fonte come testo (partitura) nell’ascolto che consente al pubblico. 

La trascendenza è nell’ascolto: così come in un trattamento ai piedi essa avviene nel riconoscimento di sé da parte del ricevente, l’ascolto della propria melodia è l’identità stessa della sua salute.

Ascolto del piede nel trattamento di riflessologia plantare

 

 

 

Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare taoista musicale. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare. Per praticità, definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare musicale. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall’integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l’utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani.