E’ questo il terzo contributo del format sulla teoria musicale barocca degli affetti (Affektenlehre) unita alla riflessologia alchemica e alla medicina energetica. Questo mio particolare approccio si inserisce perfettamente nel solco della musicologia cognitiva e della semiotica musicale, dove l’emozione non è solo un concetto astratto ma un’esperienza dinamica che modella il corpo, il respiro e la percezione temporale dell’ascoltatore.
Nel mio precedente articolo (sulla profonda ingiustizia e la rabbia repressa) abbiamo decodificato il dramma viscerale del pancreas attraverso le asprezze e i colpi sincopati di Vivaldi. La musica colta occidentale si fonda su un’architettura di attese e risoluzioni. Dissonanza vs consonanza: la dissonanza crea un’increspatura fisica, un’energia cinetica che esige risoluzione. Nel passaggio, ad esempio, dalla tensione lacerante di un ritardo all’approdo di una triade perfetta, il corpo attraversa una vera e propria onda d’urto emotiva che si deposita nel sistema nervoso.
La tradizione della musica colta occidentale è uno strumento straordinario di indagine delle emozioni e delle loro relazioni col corpo, utile a rivelare l’interiorità, per rendere eloquente ciò che con le parole non si può comunicare, per dare voce al silenzio. Nella mia esperienza, decenni di ascolto profondo della musica – incarnata in esperienze di vita e di danzaterapia – hanno sviluppato nel mio modo d’essere un sesto senso: questo dono mi permette di “udire” la musica dei piedi e tradurla nel movimento delle mie mani. Esse suonano il piede come uno strumento musicale, specchiando il sentire del ricevente e liberandone le energie riparatrici come avviene in bio-risonanza, e senza l’uso di macchine.
Quadro emotivo del polmone e del torace in musica
La comprensione di come un impianto armonico rifletta una postura interiore, o di come una scelta timbrica si riverberi sul corpo, offre la chiave di lettura utile a decodificare il dramma dello spazio toracico e dell’apparato respiratorio.
Se per l’ingiustizia abbiamo sperimentato il Fa minore tagliente e i ritmi convulsi di Gelido in ogni vena, il quadro emotivo del lutto affettivo e del senso di abbandono (caratterizzato dalla privazione dello spazio vitale, dal vuoto d’aria, dalla tristezza profonda che toglie il respiro e dal peso insostenibile del distacco) richiede una firma vibrazionale completamente diversa.
Non serve un’agitazione distruttiva e frammentata, ma un’espressione musicale che contenga una gravità inesorabile, una discesa controllata ma inarrestabile verso il centro del proprio dolore, capace di dare una forma nobile e fluida a una sofferenza che altrimenti congelerebbe il petto.
Un’aria barocca di fine ‘600, straordinariamente adatta a informare il corpo su questo specifico affetto, è When I am laid in earth (noto come Il Lamento di Didone, dall’opera Dido and Aeneas, Z 626) di Henry Purcell.
La genesi emotiva e la rigorosa struttura geometrica di quest’aria incarnano in modo viscerale lo shock dell’abbandono subito e l’impossibilità di trattenere a sé l’oggetto d’amore. L’opera racconta della regina di Cartagine, Didone, lasciata da Enea che deve ripartire per compiere il suo destino. Davanti alla prospettiva del vuoto e della solitudine irrevocabile, Didone soccombe non per ferita d’armi, ma per l’esaurimento della sua stessa forza vitale, consumata dal dolore. Poco prima di morire, intona questo straziante addio alla sua ancella Belinda, pronunciando le celeberrime parole “Remember me, but ah! forget my fate” (Ricordami, ma ah! dimentica il mio destino).
Ascolta l’aria nell’interpretazione di Lea Desandre: https://www.youtube.com/watch?v=jq1K_cnVo6Q
L’analisi dell’affetto in relazione al polmone e al cuore
- La tonalità (Sol minore): nella trattatistica barocca, il Sol minore è la tonalità della serietà, della magnanimità nel dolore, ma anche di una tristezza profonda, inconsolabile, che non grida ma si ripiega su se stessa. È la frequenza di chi avverte la chiusura dello spazio vitale e si ritira nel nucleo più intimo per non disperdersi.
- La struttura del basso ostinato (la gravità del lutto): l’aria poggia su un basso di lamento (ground bass) di cinque battute che si ripete identico per 11 volte. È una linea grave che scende cromaticamente verso il basso prima di saltare alla dominante. Questa discesa simboleggia la forza di gravità psicologica del lutto: il peso sul torace che spinge a terra, la sensazione di cadere nel vuoto. La ripetizione ipnotica imita perfettamente la mente che non riesce a staccarsi dal nucleo della perdita, ma l’assoluta regolarità del basso ostinato offre un perimetro sicuro, un “contenitore arginato” in cui il corpo può finalmente permettersi di crollare e rilasciare la tensione.
- I ritardi e le sospensioni della voce (il respiro spezzato): quando la voce entra, non segue il passo del basso, ma si muove in controtempo, creando continui ritardi e dissonanze sospese sulle note forti. Questo è il ritratto acustico del respiro corto e interrotto di chi piange in silenzio. Il polmone si contrae, la gabbia toracica si immobilizza nel tentativo di trattenere l’aria (e l’illusione di ciò che si è perso). Lo strappo tra la linea discendente dell’orchestra e la linea ascendente, disperata, della voce rispecchia lo sforzo del cuore che cerca di rimanere aggrappato alla vita mentre tutto cede.
- Il cromatismo discendente (le lacrime che fluiscono): la linea cromatica discendente (passus duriusculus) evoca la fluidificazione del dolore. Il gelo del torace, bloccato nello shock dell’abbandono, inizia a sciogliersi attraverso la bellezza drammaturgica della musica. Le lacrime, simulate dal lento scivolare dei semitoni negli archi, non sono più un segno di sconfitta, ma il veicolo alchemico della purificazione, del rilascio del veleno.
La guida al trattamento di riflessologia plantare nell’ascolto musicale
L’ascolto consapevole di quest’aria permette al corpo di mappare la frequenza del vuoto da abbandono. Utilizzando il tocco per “accogliere” e far defluire questa informazione pesante, la sequenza si svilupperà così come antidoto al male inferto dall’abbandono:
Fase 1: sostenere le fondamenta (il tallone e il radicamento)
L’azione: durante l’introduzione strumentale, mentre il basso esegue le sue prime discese cromatiche nel registro grave, afferra saldamente i talloni del ricevente con entrambe le mani, applicando una trazione leggera ma costante verso di te, mantenendo una pressione profonda sulla zona dell’osso sacro riflesso.
Il senso alchemico: chi vive lo shock dell’abbandono sperimenta la sensazione letterale di “perdere la terra sotto i piedi”. Contenendo il tallone, restituisci stabilità e radicamento. Comunichi al corpo che, anche se lo spazio affettivo si è svuotato, la materia e la terra continuano a sostenerlo.
Fase 2: aprire la gabbia toracica (la zona dei polmoni)
L’azione: all’ingresso della voce, mentre si sviluppano quei dolorosi ritardi melodici, spostati sull’avampiede (la pianta, subito sotto le dita). Utilizza le dita a ventaglio per eseguire manovre di apertura dal centro verso l’esterno, spianando e distendendo il cuscino metatarsale profondo, sede riflessa dei polmoni e del torace.
Il senso alchemico: stai dando spazio e respiro alla corazza toracica che protegge il cuore ferito. Informando il tessuto con le geometrie di Purcell, inviti l’area polmonare a rilasciare la sua contrazione difensiva. È un atto che ridona spazio al respiro, permettendo all’energia del “Metallo” (in Medicina Tradizionale Cinese la tristezza che si trasforma in saggezza e lascito) di riprendere a circolare.
Fase 3: accogliere il nucleo del dolore (il riflesso del cuore e i punti di scarico)
L’azione: nella sezione centrale dell’aria, sul culmine espressivo di “Remember me”, posiziona il dito medio sul riflesso del cuore con un tocco di presenza ma infinitamente morbido, accogliente, mai invasivo, tentando spontanei lievi movimenti circolari con l’intento di dare conforto e contenimento, senti di amare il contatto fra il tuo dito e il piede. Contemporaneamente rastrella lievemente con le dita dell’altra mano il dorso in senso disperdente uscendo da sopra le unghie, per favorire il rilascio. 
Senti se vuoi unire in un abbraccio il palmo della mano e il cuscinetto metatarsale, allora premi forte e friziona col palmo l’area dei polmoni, questo dovrebbe ispirare commozione, pianto liberatorio, amore incondizionato.
Il senso alchemico: il tocco sul riflesso del cuore non forza lo sblocco, ma offre una “presenza”. La musica evoca la memoria dell’amore vissuto: la tua mano sul piede offre lo spazio sicuro affinché il dolore possa essere guardato, pianto e infine integrato, senza che distrugga l’organo fisico.
L’Autotrattamento vibrazionale: dalla percezione allo scarico a terra
L’ascolto ripetuto e ritualizzato di When I am laid in earth compie un lavoro profondo di archeologia emotiva: la prima volta che la si ascolta la mente ne coglie la nobiltà estetica. Dalla terza o quarta volta in poi, l’orecchio biologico inizia a decodificare la pura frequenza del distacco. Si comincia a sentire risuonare nel corpo, proprio al centro del petto e sotto lo sterno, l’esatta vibrazione del vuoto d’aria, la morsa del lutto emotivo e il peso specifico dell’abbandono che per mesi o anni ha irrigidito la postura e accorciato il respiro.
Purcell, attraverso il rigore del basso ostinato e la purezza del Sol minore, dà una forma geometrica e sacra a quel dolore che era rimasto informe, soffocato e muto nel torace.
Una volta che il corpo è stato così informato e ha riconosciuto la frequenza della propria ferita, l’energia bloccata è pronta per essere mossa. A questo punto, il processo terapeutico può essere declinato in un potente esercizio di autotrattamento vibrazionale, dando fiducia all’intelligenza del proprio corpo:
- Il ponte delle mani: non è più necessaria una tecnica riflessologica complessa. Sdraiati comodamente durante l’ascolto dell’aria, applica il palmo della mano destra sul centro del petto (lo spazio del cuore e dei polmoni) e quello della sinistra a contatto con la pianta dei piedi (oppure visualizza intensamente questo circuito chiuso se la posizione risulta scomoda).
- Il meccanismo di messa a terra: le mani agiscono come conduttori alchemici. Mentre la melodia di Didone scende lungo la scala cromatica portando a galla la tristezza accumulata, tu non opporre resistenza, non contrarre il diaframma. Permetti a questa densità emotiva di cedere alla forza di gravità evocata dal basso barocco: lasciala fluire giù lungo il canale centrale, giù attraverso le gambe, fino a raggiungere la pianta dei piedi. Immagina il dolore come un fluido denso e scuro che fluisce a terra dalla pianta dei piedi.
- Lo scarico: attraverso un’espirazione prolungata, immagina di far scivolare questo peso immenso fuori dai piedi, scaricandolo direttamente a terra, lasciando che la terra lo accolga e lo trasmuti, trasformando il vuoto della perdita nello spazio fertile per una nuova rinascita. Inspira aria dorata dalla terra, sentila inondarti di un desiderio di piangere profondo.
In questo modo, l’aria barocca diventa il solvente che fluidifica il dolore pietrificato nel torace, e il semplice contatto delle tue mani si trasforma nella valvola di scarico che restituisce la libertà, il volume e il respiro all’anima.
Hai provato l’ascolto guidato? Hai percepito la “firma vibrazionale” del senso di abbandono muoversi e alleggerirsi sotto il palmo delle tue mani? Scrivimi su WhatsApp al 3480108848.
L’anatomia retorico-musicale del lamento: dare carne alle parole
Nel melodramma barocco, la musica non è mai un semplice accompagnamento, ma è il corpo stesso della parola. Attraverso la teoria degli affetti e l’uso magistrale delle figure retorico-musicali, Purcell traduce l’astrazione del testo poetico in una realtà fisica, viscerale e acustica che risuona direttamente sugli organi e sul sistema nervoso dell’ascoltatore.
Il testo dell’aria, scritto da Nahum Tate, è di un’essenzialità disarmante:
When I am laid in earth, may my wrongs create no trouble in thy breast. Remember me, but ah! forget my fate.
(Quando sarò deposta nella terra, possano i miei torti non creare affanni nel tuo petto. Ricordami, ma ah! dimentica il mio destino).
Vediamo come Purcell dà letteralmente carne e sangue a queste parole attraverso una precisa anatomia retorico-musicale:
L’introduzione del basso: il corpo che cede
Prima che la voce pronunci una sola sillaba, l’orchestra stabilisce lo stato somatico del lutto.
Il Passus duriusculus (il cammino difficile): il basso scende per semitoni orizzontali. Questa linea cromatica discendente è la figura retorica che la musica barocca assegna alla morte, al pianto e al collasso delle forze stanche. Fisicamente, descrive l’arrendersi del corpo alla gravità del dolore: la testa che si china, le spalle che cedono, il sangue che rallenta la sua spinta verso l’alto.
La Catabasis (la sepoltura energetica): il movimento complessivo della frase strumentale è una costante discesa verso la nota più grave. È la descrizione letterale del testo “laid in earth”: la musica seppellisce metaforicamente l’energia vitale nella terra, costringendo il ricevente a sintonizzarsi con la fine di un ciclo.
“When I am laid in earth”
All’ingresso della voce, i pittorici musicali agiscono direttamente sulla dinamica del respiro:
L’Anaphora e il ritardo su “Laid”: la parola “laid” (deposta) viene trattenuta su una nota lunga che crea una dissonanza struggente con il basso sottostante che continua a scendere. La voce sembra fluttuare, sospesa, incapace di trovare riposo. È l’esatta trasposizione della resistenza interna che opponiamo al lutto: la mente sa che la perdita è reale, ma il cuore rimane sospeso nel vuoto, aggrappato all’istante prima della caduta.
“No trouble in thy breast”
Qui Purcell compie un capolavoro di contrasto psicosomatico:
Il melisma e la Suspiratio su “Trouble”: sulla parola “trouble” (affanno/turbamento), la linea melodica della voce si frammenta in una serie di note rapide, ondulate e sincopate. Mentre il resto dell’aria è rigorosamente lineare, qui la musica trema. È un madrigalismo puro: l’orchestra e la voce imitano il sussulto sussultante del torace, il battito cardiaco alterato, l’ansito dell’emozione che scuote i polmoni prima del pianto liberatorio.
“Remember me, but ah! forget my fate”
Il culmine drammatico dell’aria è un monumento alla nobilitazione del dolore e al rilascio dell’attaccamento:
L’Exclamatio e l’Anabasis su “Remember me”: la frase “Remember me” viene ripetuta e ogni volta balza verso l’alto, conquistando la nota più acuta dell’intera composizione. Non è un grido rabbioso, è un’invocazione dello spirito che si solleva sopra la materia pesante del corpo malato di tristezza. È l’istante in cui il cuore, seppur ferito, si apre completamente per esalare il suo amore.
L’Aposiopesi dopo il “But ah!”: dopo l’esclamazione “but ah!”, Purcell inserisce una brevissima pausa di silenzio assoluto nell’orchestra e nella voce. Il tempo si ferma. Questo silenzio retorico rappresenta lo spezzarsi del filo del respiro, il momento dello shock puro in cui l’anima realizza che deve lasciare andare l’altro (“forget my fate”). Sul piano vibrazionale del trattamento, questo vuoto musicale è il punto di svolta alchemica: quando l’energia smette di lottare, accetta il vuoto, e proprio in quel silenzio permette al torace di svuotarsi completamente per poter poi accogliere, all’accordo successivo, un’aria nuova.
Analizzando l’architettura di quest’opera abbiamo visto come Purcell non cercasse solo il compiacimento estetico, ma operasse come un saggio custode dei passaggi dell’anima, capace di utilizzare la geometria del suono per guidare il corpo attraverso il labirinto del lutto, affinché non si trasformi in una prigione di pietra ma in un altare di trasformazione e rinascita.

