Nel precedente articolo su musica e piedi ho iniziato una serie di contributi che indicano come la teoria barocca degli affetti (Affektenlehre) possa sposarsi con la riflessologia alchemica e con la medicina energetica. Questo mio approccio si inserisce perfettamente nel solco della musicologia cognitiva e della semiotica musicale, dove l’emozione non è solo un concetto astratto ma un’esperienza dinamica che modella il corpo, il respiro e la percezione temporale dell’ascoltatore. 

Nel mio articolo la gelosia viene interpretata come un pensiero circolare ossessivo, assimilabile alla struttura ripetitiva e vincolante di un basso ostinato nel barocco. Questo stato di allerta permanente si somatizza in una contrazione dell’arco plantare e delle dita, che la riflessologia mira a sciogliere per spezzare il ciclo ossessivo. Esplora il concetto completo.

La musica colta occidentale si fonda su un’architettura di attese e risoluzioni. Dissonanza vs consonanza: la dissonanza crea un’increspatura fisica, un’energia cinetica che esige risoluzione. Nel passaggio, ad esempio, dalla tensione di una settima diminuita alla quiete di una triade perfetta, il corpo attraversa una vera e propria onda d’urto emotiva che si deposita nel sistema nervoso.
Nel solco degli studi di psicologia della musica (come quelli di Michel Imberty), la forma musicale viene percepita dal cervello come una traiettoria temporale del proprio vissuto. La struttura stessa (crescendo, accelerando, pause improvvise) diventa la mappatura fisica e sonora del respiro, del battito cardiaco e dei moti interiori (la tensione prima di una scoperta, la stasi della tristezza).

La nostra tradizione della musica colta occidentale, dal ‘500 in avanti, è uno strumento straordinario di indagine delle emozioni e delle loro relazioni col corpo, utile a rivelare l’interiorità, per rendere eloquente ciò che con le parole non si può comunicare, per dare voce al silenzio. Nella mia esperienza, decenni di ascolto profondo della musica, uniti all’esperienza vissuta e alla liberazione corporea attraverso il tango argentino (inteso come distillato dell’Opera in musica), hanno sviluppato in me un sesto senso. Questo dono mi permette di “udire” la musica dei piedi e tradurla nel movimento delle mie mani: esse suonano il piede come uno strumento musicale, specchiando il sentire del ricevente e liberandone le energie riparatrici come avviene in bio-risonanza, e senza l’uso di macchine.

Quadro emotivo del pancreas in musicaLa comprensione di come un basso ostinato rifletta un loop mentale o di come una scelta timbrica si rifletta sul corpo (come l’asse Fegato-Rene per la gelosia) offre la chiave di lettura perfetta per decodificare il dramma del pancreas.

Se per la gelosia ho individuato il sol minore ipnotico e l’andamento a passacaglia dell’aria Pena tiranna di Händel, il quadro emotivo del pancreas – caratterizzato dal conflitto del boccone indigesto, vissuto con ignominia, profonda ingiustizia, rabbia repressa e impotenza – richiede una firma vibrazionale completamente diversa.
Non serve un’angoscia strisciante e congelata, ma un’espressione musicale che contenga una tensione lacerante, un senso di tradimento violento e inaccettabile, e il tentativo disperato di “demolire” (masticare) un dolore immenso.

Un’aria barocca adatta a informare il corpo su questo specifico affetto è Gelido in ogni vena (dall’opera Farnace, RV 711) di Antonio Vivaldi.
Sebbene il titolo evochi il freddo, la genesi emotiva e la struttura musicale di quest’aria incarnano in modo viscerale lo shock dell’ingiustizia subita, la colpa inaccettabile e la rabbia impotente. 

L’opera racconta di Farnace, re del Ponto, che viene sconfitto dai romani. Per evitare di essere imprigionato dai nemici ordina alla moglie, Tamiri, di uccidere il loro figlio e se stessa. Nell’aria Gelido in ogni vena, il re Farnace esclama “L’ombra del figlio esangue m’ingombra di terror”. Questo accade nel secondo atto, quando il re crede erroneamente che suo figlio sia stato giustiziato per colpa dei suoi stessi ordini. 

Ascolta l’aria nell’interpretazione di Lea Desandre: https://www.youtube.com/watch?v=2akVuWkWiLI

Il ruolo di Farnace venne scritto originariamente per un contralto (la cantante Maria Maddalena Pieri). Oggi questa parte viene eseguita sia da controtenori che da mezzosoprani femminili.

L’analisi dell’Affetto in relazione al pancreas

La tonalità (Fa minore): nella trattatistica barocca (Mattheson), il Fa minore è la tonalità della malinconia nera, dello sbigottimento e di un terrore che strazia il cuore. È la tonalità di chi subisce un colpo fatale dall’esterno che non riesce a metabolizzare.

La struttura orchestrale (i colpi del destino e l’impossibilità di digerire): l’aria inizia con un’introduzione degli archi che eseguono accordi secchi, staccati, dissonanti e perentori. Non c’è fluidità, c’è un blocco. È la trasposizione musicale del trauma che “rimane sullo stomaco”: il pancreas e il duodeno si contraggono di fronte a questi colpi. Gli archi imitano letteralmente il sangue che si gela e il corpo che si irrigidisce di fronte a una “mascalzonata” del destino o delle persone care.

La melodia di Farnace (il grido dell’ingiustizia): quando Farnace entra intonando “Gelido in ogni vena / scorrer mi sento il sangue”, la melodia compie salti di intervallo dolorosi e ampi (intervalli di settima e di quarta diminuita). Musicalmente, questo rappresenta lo sforzo immenso e lo strappo interno del corpo che cerca di “abbracciare” o assimilare una realtà intollerabile (lo sforzo del pancreas di demolire il cibo complesso/situazione vitale che scivola via).

La rabbia e la colpa represse: nella sezione centrale dell’aria (“L’ombra del figlio esangue / veder mi sembra ovunque”), il ritmo si fa sincopato, convulso. È l’emergere della frustrazione e del rancore accumulato che non trova una via d’uscita ordinata, ma rimbalza all’interno delle pareti gastriche e pancreatiche.

La guida al trattamento di riflessologia plantare nell’ascolto musicale

L’ascolto consapevole di quest’aria permette al corpo di mappare la frequenza dello shock da ingiustizia. Utilizzando il tocco per “scaricare” questa informazione dissonante, la sequenza si svilupperà così:

Fase 1: disattivare il plesso solare (l’impatto dello shock)

zona riflessa del plesso solare diaframmaL’azione: durante i primi accordi gelidi degli archi, posiziona i pollici fermi, con una pressione statica e profonda, sul plesso solare di entrambi i piedi (sulla linea inferiore del cuscinetto metatarsale).

Il senso alchemico: stai accogliendo l’urto della notizia, l’impatto del “boccone amaro”. Tenendo il punto, impedisci all’energia di schizzare verso l’alto e di contrarre il diaframma e lo stomaco.

 

Fase 2: sbloccare il pancreas e il duodeno (l’assimilazione del torto)

zona riflessa duodenoL’azione: mentre la voce del mezzosoprano esegue i lunghi accordi cromatici e i salti dolorosi, spostati sull’incavo del piede (zona mediale della pianta, sotto il primo metatarso). Con l’indice a “passo di bruco”, lavora in modo lento e trasversale la zona del Pancreas e del Duodeno.

Il senso alchemico: Informando il tessuto con la musica di Vivaldi, aiuti l’organo energetico a rilassare la sua morsa. È come se dicessi al pancreas: “Riconosco lo sforzo immenso che stai facendo per distruggere questo veleno, ti aiuto a fluidificare il passaggio”.

 

Fase 3: scaricare il rancore sui punti di agopuntura Fegato 3 (Taichong) e Milza-Pancreas 3 (Taibai)

Fegato 1 e 3, punti di agopuntura in MTCL’azione: nella sezione centrale più mossa e tormentata, lavora contemporaneamente Fegato 3 (sul dorso del piede, per la rabbia e l’ingiustizia) e muoviti sul canale di Milza/Pancreas sul lato interno dell’alluce, in particolare su Milza 3 (Taibai, situato posteriormente alla base del primo metatarso).

Il senso alchemico: Milza 3 è il punto terra del meridiano, serve a digerire i pensieri fissi e il risentimento. Scaricando Fegato 3 e nutrendo Milza 3, sciogli il binomio “rabbia-rimuginio” che ha consumato l’organo per anni.

punto 3 del meridiano di milza

Attraverso questo ascolto il ricevente smette di subire il senso di ingiustizia come un corpo estraneo bloccato nel pancreas: la drammaturgia di Vivaldi sublima quel dolore, e il tocco alchemico sul piede ne permette finalmente il deflusso e la digestione emotiva.

 

 

L’Autotrattamento vibrazionale (bio-risonanza): dalla percezione allo scarico a terra

C’è un livello ancora più profondo in questo lavoro di sintonizzazione: l’ascolto ripetuto e consapevole dell’aria di Vivaldi consente al nostro sistema di mappare ed educare l’orecchio interno e il corpo eterico alla frequenza esatta dell’afflizione da ingiustizia e rabbia repressa.

L’ascolto ripetuto e ritualizzato di Gelido in ogni vena compie un lavoro profondo di archeologia emotiva: la prima volta che la si ascolta la mente ne coglie la bellezza estetica. Dalla terza o quarta volta in poi, l’orecchio biologico inizia a decodificare la pura frequenza del conflitto. Si comincia a sentire risuonare nel corpo, proprio nell’area epigastrica, l’esatta vibrazione del boccone indigesto, il sapore amaro dell’ignominia, la morsa della profonda ingiustizia e il senso di impotenza che per anni ha congelato il pancreas.

Vivaldi, attraverso il Fa minore e gli accordi sincopati, dà una forma geometrica e sonora a quel dolore che era rimasto informe, represso e muto.

Una volta che il corpo è stato così informato e ha riconosciuto la frequenza della propria ferita, l’energia bloccata è pronta per essere mossa. A questo punto, il processo terapeutico può essere declinato in un potente esercizio di autotrattamento vibrazionale, dando fiducia all’intelligenza del proprio corpo:

Il ponte delle mani: non è più necessaria una tecnica riflessologica complessa. Sdraiati o seduti comodamente durante l’ascolto dell’aria, è sufficiente applicare i palmi delle proprie mani sulle piante dei piedi (o incrociare le braccia per raggiungere i piedi se la flessibilità lo consente, oppure visualizzare il contatto profondo).

Il meccanismo di messa a terra: le mani agiscono come conduttori alchemici. Mentre la voce del mezzosoprano porta a galla la rabbia repressa e il rancore, tu non opporre resistenza. Permetti a questa emozione distruttiva di fluire lungo le gambe, attraversare i punti riflessi del pancreas, del fegato e del plesso solare, ed entrare nelle tue mani.

Lo scarico: attraverso l’intenzione e il respiro, immagina di canalizzare questo caos di frequenze incendiarie e distruttive giù verso la terra, che tutto accoglie, trasmuta e neutralizza.

In questo modo, l’aria barocca diventa il solvente che fluidifica il “boccone amaro” pietrificato nel tempo, e il semplice contatto delle tue mani sui piedi si trasforma nella valvola di scarico che restituisce la libertà e il respiro all’organo fisico.

Hai provato l’ascolto guidato? Hai percepito la “firma vibrazionale” della profonda ingiustizia muoversi sotto il palmo delle tue mani? Scrivimi su WhatsApp al 3480108848. 

Per chi volesse approfondire il rapporto parola musica, aggiungo l’analisi dettagliata del testo e delle principali figure retorico-musicali (i cosiddetti madrigalismi o pittorici musicali) che Vivaldi utilizza in Gelido in ogni vena per dare carne e sangue alle parole. 

Nel melodramma barocco, e in particolare nella scrittura di Antonio Vivaldi, la musica non è mai un semplice accompagnamento, ma è il corpo stesso della parola. Attraverso la teoria degli affetti e l’uso magistrale delle figure retorico-musicali, Vivaldi traduce l’astrazione del testo poetico in una realtà fisica, viscerale e acustica che risuona direttamente sugli organi e sul sistema nervoso dell’ascoltatore.

Il testo dell’aria, scritto originariamente da Domenico Lalli per il Farnace (RV 711), è breve ma densissimo:

Gelido in ogni vena scorrer mi sento il sangue, l’ombra del figlio esangue, m’ingombra di terror. E per maggior mia pena vedo che fui crudele a un’anima innocente, al core del mio cor. 

Vediamo come Vivaldi dia letteralmente carne e sangue a queste parole attraverso una precisa anatomia retorico-musicale: attraverso la teoria degli affetti (Affektenlehre) Vivaldi traduce la struttura di questo testo poetico in una realtà fisica e acustica che risuona direttamente sul plesso solare e sull’asse digestivo.

L’introduzione strumentale: il sangue che si gela

Prima ancora che il canto abbia inizio, l’orchestra descrive lo stato fisico dello shock biologico causato dal trauma (l’impatto del “boccone indigesto”). Qui Vivaldi utilizza due figure retoriche straordinarie:

  • La Katabasis (Discesa cromatico-armonica): i violini iniziano con un motivo discendente a semitoni. Il cromatismo nel barocco è la figura della pathopoeia (il dolore insostenibile). Questa discesa evoca fisicamente il sangue che perde calore, rallenta e si deposita nelle vene, togliendo energia vitale al centro del corpo.
  • La Tmèsi (o Sospensione): gli archi procedono ad accordi secchi, staccati, separati da brevissime pause di silenzio. Questa figura imita il battito cardiaco irregolare e il respiro affannoso di chi ha appena subito un trauma emotivo devastante. È l’esatta colonna sonora della contrazione del plesso solare.

Sezione A: il trauma dell’ingiustizia e il terrore viscerale

“Gelido in ogni vena scorrer mi sento il sangue, l’ombra del figlio esangue, m’ingombra di terror.”

Vivaldi applica i pittorici musicali direttamente sulla carne della voce (sia essa interpretata da un mezzosoprano, un contralto o un controtenore):

  • La Nòema su “Gelido”: la parola “Gelido” viene intonata su note lunghe, fisse, prive di vibrato e separate da salti armonici duri. La voce si fissa nel tempo, trasmettendo l’immobilità del corpo paralizzato dal senso di colpa.
  • La Gradatio sillabica e legata su “Scorrer”: Vivaldi rifiuta volutamente il facile pittorismo del liquido che fluisce. Sulla parola “scorrer”, la voce scivola verso il basso lentamente, nota dopo nota, con un andamento strettamente sillabico (una nota per ogni sillaba) e legato. Musicalmente, questo descrive un liquido denso, pesante, che fa fatica a muoversi. È l’esatto corrispettivo somatico di un blocco circolatorio ed energetico: il sangue non “scorre” liberamente, ma si trascina a fatica nelle vene, congelato dallo shock, riflettendo quell’impossibilità di far fluire l’energia vitale che poi si scarica sul pancreas e sul duodeno.
  • La Parresìa (dissonanza audace) su “Esangue”: sulla parola “esangue” (privo di vita), Vivaldi scrive intervalli di quarta aumentata (diabolus in musica) o di settima diminuita. L’orecchio percepisce una nota che “stride”, riflettendo la ferita profonda del genitore che realizza l’irreparabile.
  • L’Accumulatio e l’anello ritmico su “M’ingombra di terror”: la parola “m’ingombra” viene letteralmente appesantita dall’orchestra. I passaggi vocali si fanno sincopati, cupi e ossessivi. Il senso di “ingombro” descritto dal testo diventa l’esatto corrispettivo energetico del “boccone indigesto” che blocca lo stomaco, il duodeno e congestiona il pancreas. Il terrore non è aereo, ma diventa una massa fisica che occupa le viscere.

Sezione B: il rimuginio della colpa e l’impotenza

“E per maggior mia pena vedo che fui crudele a un’anima innocente, al core del mio cor.”

La seconda parte dell’aria si sposta sul piano della consapevolezza devastante: il re riconosce la propria crudeltà verso il proprio stesso sangue. Sul piano energetico, questo è il dramma del pancreas che consuma se stesso (la rabbia e il rimuginio dell’asse Milza-Pancreas).

  • La Suspiratio e la Katabasis su “Pena”: sulla parola “pena”, la voce non lancia un grido acuto, ma si spezza e scende verso il registro grave, intervallata da brevi pause che imitano i sospiri e l’affanno del pianto. Sul piano energetico e somatico, questo rappresenta il collasso del plesso solare: la forza vitale si ritira, il torace si schiaccia sotto il peso dell’ingiustizia e il pancreas capitola, privo dell’energia necessaria per “reagire” e digerire l’evento.
  • L’Anadiplosi (ripetizione) su “Al core del mio cor”: la chiusura dell’aria si focalizza sulla ripetizione intima e dolorosa del legame spezzato. La melodia si fa frammentata, quasi un sussurro. Quando la sezione B si chiude per ritornare, secondo la struttura del Da Capo, al “Gelido” iniziale, l’orchestra crea un vuoto armonico: è il momento in cui l’impotenza prende il sopravvento e l’energia si azzera, lasciando l’organo esausto, svuotato delle sue forze vitali dopo aver lottato contro l’inaccettabile.

 

Analizzando l’architettura di quest’opera, appare evidente come Vivaldi non cercasse solo il compiacimento estetico, ma operasse come un vero e proprio chirurgo delle emozioni, capace di tradurre la tragedia della mente in onde sonore che aggrediscono e muovono la materia del corpo.

 

Quadro emotivo del pancreas in musica




Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare: per praticità definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare alchimistica. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall'integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l'utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede, il corpo inteso come laboratorio dell'Anima e il trattamento come un atto di trasmutazione alchemica. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani. Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, biorisonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.