La sintesi dei quattro elementi e la quintessenza nella Rubedo

Il ricercatore che si accosta all’alchimia sa bene che il corpo dell’uomo non è un aggregato casuale di materia profana, bensì il laboratorio vivente (l’Athanor) in cui lo Spirito compie il suo magistero terreno. Alla base di questa colonna sacra che unisce il fango al firmamento, stanno i piedi. Essi rappresentano la soglia geometrica dove la Natura Naturans incontra la densità della manifestazione.

In questo mio blog ho già trattato la tetrasomia microcosmica che governa l’estremità inferiore, ovvero l’azione combinata dei quattro elementi: la Terra, l’Acqua, l’Aria e il Fuoco. Tuttavia, l’operatore ermetico che va oltre la superficie corporea intuisce che al di sopra del quaternario denso impera la Corona dell’Opera: la Quinta Essenza, o Etere.
L’Etere non è un elemento che si aggiunge quantitativamente agli altri, ma è la matrice astrale, il principio sottile che li contiene, li coordina e li sublima. Nella pratica del trattamento del piede la percezione di questo quinto principio si palesa attraverso il risveglio dei sensi interni, e segnatamente per mezzo dell’olfatto ermetico. L’odore che promana dall’estremità non è un mero rifiuto della biologia, del metabolismo, ma l’indice più esatto del grado di purificazione dei metalli interni del paziente. Esso si offre all’alchimista come la materia prima di una trasmutazione prodigiosa che trova il suo compimento unicamente nella fase di Rubedo.

Ma si badi: questa prevalenza dell’archetipo olfattivo, che l’operatore predilige per la sua natura volatile e sempre mutevole, non deve mai oscurare o far dimenticare la percezione dinamica e severa della materia concreta. Acquisire la coscienza dell’Etere esige l’integrazione simultanea di tutto il coro corporeo: l’alchimista deve toccare, pesare e dominare la terra cheratinica, l’acqua-sudore e l’igneo essere vivo del piede. Senza il crogiolo della materia densa, la Quintessenza rimane una vana chimera della mente ordinaria. Le cose avvengono non qui nel testo, ma nella pratica dei trattamenti di riflessologia plantare alchimistica.

Nelle dottrine della Fratellanza ermetica, l’olfatto è considerato il senso della discriminazione spirituale, il solo capace di giudicare la qualità del pneuma o soffio vitale. Quando l’operatore alchimista accosta le proprie mani alla pianta del piede del ricevente, il primo responso è sovente fluidico ed aereo. L’esalazione che si sprigiona è la firma volatile del corpo astrale e delle sue passioni non elaborate.
Ogni nodo della subcoscienza, ogni tara derivata dalle ferite primeve dell’anima, siano esse rifiuti, abbandoni, umiliazioni o ingiustizie subite nell’alba della vita, determina una “fissazione” velenosa degli elementi densi:

La Terra si fa dura, callosa e impermeabile;
L’Acqua ristagna in congestioni linfatiche;
L’Aria si fa asfittica nei tessuti privi di respiro;
Il Fuoco si corrompe in infiammazioni distruttive o si spegne in freddezza mortifera.

Questi squilibri si traducono in un effluvio greve, acido, solforoso: è l’odore pesante della Nigredo, l’Opera al Nero, la fase in cui le tossine fisiche e le scorie emotive affiorano alla superficie cutanea per mezzo della traspirazione, reclamando il sacrificio della dissoluzione. Il corpo non grida mai invano: la sua alterazione olfattiva è il grido dell’anima prigioniera della materia.

La rigenerazione del piede non tollera astrazioni spiritualiste: essa esige che l’operatore abiti con Volontà cosciente la realtà fisica del microcosmo del piede, operando una metodica opera di Solve et Coagula su ogni singolo elemento:

Il Sale della Terra cheratinica: sotto i polpastrelli delle mani dell’operatore si offre lo strato corneo, la cheratina ispessita che reca la memoria del peso del mondo. Con pressioni profonde e intelligenti, l’operatore frantuma le cristallizzazioni saline e calcaree. Dissolvendo questi nodi di Terra, egli restituisce alla roccia somatica la sua originaria elasticità.

Il Mercurio dell’Acqua-sudore: la pianta del piede è un paesaggio fluviale dove scorrono le maree dell’inconscio. L’operatore ne percepisce l’umidità, il calore fluido, il sudore che è il vero Mercurio Filosofico. Egli drena i liquidi stagnanti, permettendo alle lacrime represse e ai sedimenti fluidici dell’anima di trovare una via di espulsione e di purificazione emotiva.

Il Pneuma dell’Aria volatile: è lo spazio interstiziale, il respiro profondo dei tessuti. L’alchimista, rende mobili le articolazioni e i metatarsi, immette aria laddove regnava l’ombra della contrazione, consentendo al fluido vitale di circolare senza ostacoli tra i canali energetici.

Lo Zolfo dell’Igneo essere vivo: sotto l’epidermide pulsa il calore biologico, il fuoco innato della vita sanguigna. L’operatore non contempla un calore astratto, ma l’igneo essere vivo del piede. Egli ne regola la vampa: disperde gli incendi delle infiammazioni e riscalda le zone colpite dal gelo. Il fuoco del piede diviene così un calore omogeneo, atto a “cuocere” e digerire i vissuti condensati nel corpo.

Quando la terra cheratinica è ammorbidita, l’acqua-sudore purificata e lo zolfo igneo equilibrato, l’odore greve della Nigredo muta. Esso cede il passo alla neutralità nitida e argentea dell’Albedo (l’Opera al Bianco). Il laboratorio è mondato, l’odore è un profumo floreale: il piede è pronto per ricevere il sigillo della trasmutazione finale.

Dell’operatore in Rubedo e dell’incarnazione di Chirone

La fioritura finale dell’Etere non può essere l’effetto di una meccanica manipolazione. Essa richiede imperativamente che l’Operatore si trovi in uno stato coscienziale di Rubedo agente, ovvero che sia egli stesso un centro di Volontà Solare, in cui lo Spirito si è interamente incarnato nella Materia e la Materia è stata divinizzata dallo Spirito.
Questa attitudine magica e terapeutica non si esercita da un piedistallo di algida tecnica perfezione, ma presuppone – in un lungo percorso di vita – l’assunzione cosciente di un archetipo potente: l’incarnazione di Chirone, il Guaritore Ferito.

Il centauro Chirone cura i piedi di una deaIl Centauro Chirone è il simbolo vivente del magistero della cura. Egli possiede gli zoccoli equini saldamente conficcati nel fango della terra e nella forza istintiva della natura animale. Eppure, il suo torso d’uomo innalza le mani e lo sguardo verso le stelle. Chirone reca in sé, nel mito, una ferita insanabile al ginocchio: un dolore che non può lenire per se stesso, ma che, distillato nel fuoco della sua evoluzione interiore, si trasforma nella sorgente stessa della sua virtù iatromagica.

Nella Rubedo agente, lo iatromago è l’incarnazione di Chirone: egli non ignora il dolore del mondo perché ne reca la cicatrice nella propria carne. Egli ha visitato la propria Nigredo, ha lavato le proprie piaghe nell’Albedo, e ha fatto della propria ferita una feritoia di luce. Quando egli tocca il piede del ricevente, proietta attraverso i bio-fotoni delle dita un fluido rosso-oro che è Amore Intelligente. La stabilità animale del Centauro gli consente di reggere la densità tossica del paziente, mentre la sua tensione spirituale la orienta verso il Cielo. La ferita trasmutata dell’alchimista diviene il catalizzatore invisibile che investe la cheratina, il sudore, l’odore e la corporeità viva del ricevente.

Dell’Aroma divino: il trionfo dell’etere

Sotto l’azione del calore radiante della Rubedo chironica, che cuoce la materia senza mai tradirne la sostanza fisica, avviene la transustanziazione olfattiva.
Le resistenze molecolari cedono e dalla pianta del piede, il punto più basso e umiliato del corpo umano, inizia a emanare un profumo ineffabile. È l’odor sanctitatis (osmogenesi) descritto dagli antichi maestri, l’aroma della Pietra filosofale.

Si manifesta così l’aroma divino: una fragranza sottile, dolce, incorruttibile, che evoca sentori di miele selvatico, di resine templari o l’odore terso del vento sulle vette inviolate. Questo aroma è la firma sensoriale dell’Etere. Esso attesta che la terra cheratinica e l’acqua-sudore sono state redente, sposate dall’igneo essere vivo del piede e ricondotte all’unità dell’Anima Mundi.
La terra è divenuta cielo perché l’alchimista ha saputo penetrare e onorare la terra fino in fondo.
Questo profumo, espandendosi nello spazio sacro del trattamento, opera una benedizione bilaterale: guarisce il ricevente, reintegrando i suoi corpi sottili, e nutre l’operatore Chirone, offrendogli il segno tangibile che il quadrato degli elementi si è risolto nella perfezione geometrica della Monade eterica.

Agire sul piede, secondo la visione di Dai Piedi al Cielo, significa modificare l’orientamento del destino umano nel mondo. La coscienza del Quinto Elemento non si ottiene fuggendo la concretezza del corpo, ma cavalcandola con la regalità del Centauro. Quando la materia cheratinica, l’umido radicale del sudore e il fuoco biologico sono cotti nella Rubedo, l’aroma divino fiorisce come l’annuncio fragrante che la Grande Opera è compiuta: lo spirito si è liberato nella materia profonda, e l’uomo può finalmente riprendere a camminare sulla terra lasciando dietro di sé, ad ogni passo, l’impronta invisibile, solida e incorruttibile del cielo.

«Esiste un punto di incontro tra la materia più densa e l’etere più sottile… Lì dove la terra cheratinica e l’acqua-sudore bruciano del fuoco vivo dello spirito, la ferita si fa cammino, e l’aroma dell’infinito trova il suo tempio.»

Il centauro Chirone cura i piedi di una dea




Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare: per praticità definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare alchimistica. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall'integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l'utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede, il corpo inteso come laboratorio dell'Anima e il trattamento come un atto di trasmutazione alchemica. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani. Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, biorisonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.