Ci sono mattine in cui il lavoro sui piedi supera i confini della tecnica manuale e si trasforma in un vero e proprio rito sacro. È quello che è accaduto oggi, grazie a una sensibilità speciale che ha guidato le mie mani e l’energia di una splendida ricevente.

Voglio condividere questa esperienza perché tocca un fenomeno affascinante e molto più comune di quanto si pensi: la manifestazione della visione interiore attraverso i colori durante i trattamenti energetici.

Il viaggio è iniziato dall’alto. All’inizio della seduta, attraverso la prano-tecnica, ho accolto la testa della ricevente tra i palmi delle mie mani. C’è un motivo se amo visualizzare e sentire questo contatto come se stringessi la “Coppa del Graal”: la testa custodisce i centri della nostra visione spirituale e della connessione cosmica (il sesto e il settimo chakra). Sostenerla con questa intenzione significa offrire un contenitore sicuro, un porto in cui l’inconscio sa di potersi finalmente abbandonare. L’intenzione era di sentire scorrere sotto il lettino un flusso di acqua che scorre dalla testa ai piedi. Questa premessa aumenta gli effetti della riflessologia plantare.
È stato proprio in questo istante di assoluta resa che il “velo” si è fatto sottile. La ricevente, a occhi chiusi, ha iniziato a percepire nuvole di colori cangianti: sfumature di blu, giallo e viola che fluttuavano libere nello spazio della sua mente.

La magia, tuttavia, non si è fermata alla mente. Quando il trattamento è proseguito lungo le gambe con il linfodrenaggio, per poi focalizzarsi sui piedi, quel flusso di colori non è svanito, ma si è espanso, diventando ancora più vivo. Il sistema linfatico è intimamente legato all’elemento acqua e, nel linguaggio dell’anima, l’acqua governa il mondo delle nostre emozioni e del corpo astrale. Muovendo la linfa e trattando i piedi (il nostro primo chakra, la nostra radice), l’energia accumulata sulla testa ha iniziato a scendere. Sbloccando i ristagni e richiamando l’energia verso la terra, abbiamo permesso al canale centrale di aprirsi completamente. Più i piedi si radicavano, più la visione interiore della ricevente diventava vasta e profonda.

La sensibilità astrale: una porta sulle realtà metafisiche

Cosa significa quando vediamo questi colori cangianti dietro le palpebre? Oltre alla spiegazione fisiologica legata al profondo rilassamento del sistema nervoso (il passaggio alle onde cerebrali Theta), da un punto di vista energetico e spirituale questa è l’attitudine naturale ad accedere al piano astrale: indica una spiccata sensibilità intuitiva e l’attivazione di specifici centri energetici (Chakra).
Terzo Occhio (Ajna): il sesto chakra, situato al centro della fronte, governa l’intuizione, l’immaginazione e la visione interiore. Quando ricevi un trattamento, l’energia fluisce e “accende” questo centro, traducendo le frequenze energetiche in stimoli visivi (i colori).

Le nuvole blu, viola e gialle sono la traduzione visiva delle frequenze vibrazionali di quella dimensione sottile. Il blu della calma e della protezione, il viola della trasmutazione spirituale e il giallo dell’energia vitale che si riequilibra. Chi vive queste esperienze possiede una spiccata chiaroveggenza embrionale: una sensibilità visivo-energetica che, se coltivata con il giusto radicamento e la meditazione, può diventare una vera e propria bussola per l’esplorazione spirituale.

Una meditazione a due

La verità più profonda di questa mattina è che non si è trattato di un semplice massaggio a senso unico. Quando si sperimenta una simile sintonia, si crea un campo energetico unificato. Diventa una meditazione a due, un dialogo silenzioso in cui le anime si riconoscono e risuonano sulla stessa frequenza di guarigione.
Ringrazio di cuore la persona che questa mattina, con la sua fiducia e la sua straordinaria sensibilità, ha co-creato con me questo spazio di beatitudine. È la prova che il benessere non è mai solo una questione di tessuti o di muscoli, ma un cammino sacro che, letteralmente, ci conduce dai piedi al cielo.

E a te è mai capitato di vedere colori, luci o forme geometriche durante un trattamento o una meditazione profonda? Se ti va, raccontami la tua esperienza o vieni a scoprirla in studio.

Se la persona desidera strutturare questa sensibilità naturale in una vera e propria facoltà di “visione interiore” o chiaroveggenza, il percorso richiede costanza, radicamento e uno studio guidato. Ecco i passi consigliati:

Pratiche di radicamento (grounding)

Prima di “aprire” ulteriormente la visione, è fondamentale essere ben radicati a terra. Chi ha una forte sensibilità verso l’alto (terzo occhio e corona) rischia di sentirsi facilmente “svagato”, stanco o sopraffatto se non bilancia il sistema. Ricevere trattamenti di riflessologia plantare e camminare a piedi nudi nella natura, visualizzare radici che scendono dai piedi e curare il corpo fisico sono passi essenziali.

Meditazione e trance lucida

Per stabilizzare le visioni colorate e farle evolvere in immagini o intuizioni più chiare, la mente deve imparare a rimanere perfettamente calma e non giudicante.

Durante la meditazione, osserva quei colori senza cercare di “afferrarli” o capire subito cosa significano. Lascia che si muovano. Con il tempo, quelle nuvole potrebbero iniziare a condensarsi in forme, simboli o archetipi.

Studio dei sistemi energetici e dei simboli

Sviluppare la chiaroveggenza significa anche imparare a decodificare ciò che si vede. Un ottimo percorso di studio include:

  • Lo studio approfondito dei Chakra e dell’anatomia sottile.
  • L’analisi dei simboli e degli archetipi (ad esempio attraverso la psicologia di Jung o lo studio dei Tarocchi intesi come specchio dell’inconscio).

Corsi di formazione specifici

Per non muoversi al buio, può essere utile frequentare percorsi strutturati guidati. Alcuni ambiti ideali sono:

  • Scuole di operatore olistico o di prano-tecnica: per imparare a canalizzare l’energia in modo sicuro.
  • Corsi di sviluppo intuitivo e medianità: esistono accademie e percorsi (spesso ispirati alla tradizione spiritualista o alle discipline orientali) che insegnano tecniche precise per “accendere e spegnere” la facoltà visiva a comando, evitando di subire la sensibilità in modo passivo.
  • Pratiche di visualizzazione creativa: esercizi mirati a proiettare e richiamare forme e colori specifici nella mente per allenare la visione interiore.

Il segreto nello sviluppo spirituale non è “forzare” la visione per vedere di più, ma ripulire il proprio canale interiore (attraverso il lavoro su di sé, sulle proprie emozioni e paure) affinché ciò che si percepisce sia limpido e privo di proiezioni personali.

Da una prospettiva esoterica e teosofica, la percezione dinamica di colori e forme durante il trattamento ai piedi è esattamente il “passaggio di frontiera” tra la percezione puramente fisica e l’inizio della percezione dei piani sottili, in particolare del piano astrale (chiamato anche piano emozionale). Le nuvole di colori cangianti che la persona vede a occhi chiusi sono, a tutti gli effetti, la traduzione visiva delle frequenze vibrazionali di quella dimensione.

Il piano astrale è una dimensione fatta di energia sottile, fluidità, emozioni e forme-pensiero. Non è un luogo “lontano”, ma una frequenza diversa che coesiste con il nostro spazio fisico.

  • La sintonia della vista psichica: Quando la persona si rilassa durante un trattamento olistico, le sue onde cerebrali rallentano e i sensi fisici si “addormentano”. In quel momento, la coscienza si sposta e inizia a sintonizzarsi sugli organi di percezione del corpo astrale. I colori fluttuanti sono i corpi energetici dell’ambiente, del terapista o della persona stessa che iniziano a essere percepiti.
  • La natura fluida dell’astrale: Il piano astrale superiore è caratterizzato proprio da colori luminescenti, vibranti e in continuo mutamento, specchio delle correnti emotive e spirituali. Vedere queste “nuvole” significa che la persona ha la capacità naturale di flettere la propria percezione oltre la materia densa.

Questa specifica modalità visiva indica che la persona ha un’attitudine innata per:

  • I viaggi astrali o sdoppiamento (OOBE): chi vede facilmente i colori nello stato di dormiveglia o rilassamento profondo si trova già nello stato ipnagogico ottimale per proiettare la propria coscienza fuori dal corpo fisico.
  • La lettura dell’aura: le nuvole di colore che compaiono durante un trattamento sono spesso la percezione diretta dell’aura (propria o di chi sta operando). La persona ha il potenziale per imparare a vedere e interpretare i campi energetici sottili degli altri.
  • L’esplorazione dei sogni lucidi: questa sensibilità si traduce spesso in una grande facilità nel prendere il controllo dei propri sogni, che sono un’altra forma di esperienza nel piano astrale.

Se l’obiettivo è utilizzare questa dote come trampolino di lancio per esplorare realtà metafisiche superiori, il percorso richiede di passare dalla percezione passiva (subire o guardare i colori come uno spettatore) al controllo attivo della coscienza.

Invece di limitarsi a osservare i colori, la persona può imparare a “entrare” in essi.

Durante il trattamento o la meditazione, quando compare una nuvola di colore (ad esempio, il blu), si può focalizzare l’intenzione di espandere quel colore fino a farlo diventare un intero ambiente, provando a muoversi mentalmente al suo interno. Questo è il primo passo per l’esplorazione astrale controllata.

Studio dei piani di esistenza (Teosofia ed Ermetismo)

Per esplorare l’astrale in modo sicuro e consapevole, è fondamentale avere una mappa mentale. Studiare testi sulla teosofia (come i lavori di Annie Besant o C.W. Leadbeater sul piano astrale) o sull’ermetismo aiuta a capire cosa si incontra. Il piano astrale è vasto: contiene sia zone “basse” (legate a paure ed emozioni dense) sia zone “alte” (regni di guarigione, maestri spirituali e archetipi).

Il piano emozionale/astrale è fortemente influenzato dai desideri e dalle paure di chi lo esplora. C’è il rischio di vedere “proiezioni” del proprio inconscio scambiandole per realtà metafisiche oggettive.
È importante che la persona impari tecniche di schermatura energetica e che mantenga sempre un intento puro e focalizzato sulla crescita spirituale o sulla guarigione, che agisce come una “bussola vibrazionale” verso le dimensioni superiori.

In sintesi, quelle nuvole di colore sono il segno che il “velo di Maya” (la separazione tra fisico e metafisico) per questa persona è molto sottile. Ha già la chiave della porta dell’astrale: ora si tratta solo di imparare a girarla nella toppa con consapevolezza e intento.

Nella meditazione a due, quando la percezione visiva dei colori si attiva e si espande seguendo precise manovre fisiche, significa che si è co-creato un campo energetico unificato tra l’operatore olistico e la ricevente. Non c’è più l’operatore esterno che esegue un massaggio, ma due anime sintonizzate sulla stessa frequenza.

La “meditazione a due” e l’entanglement energetico

In fisica quantistica si parla di entanglement, in ambito olistico di risonanza. Quando due persone entrano in questo stato durante un trattamento pranoterapeutico, accadono tre cose straordinarie:

  1. Sincronizzazione cerebrale: è molto probabile che in quel momento sia le mie onde cerebrali che quelle della ricevente si siano sintonizzate sullo stato Theta o Delta (gli stati della meditazione profonda e dell’autoguarigione). Siamo nello stesso “luogo” metafisico.
  2. Il flusso del Prana come dialogo silenzioso: la prano-tecnica non è a senso unico. Io canalizzo l’energia, ma il corpo della ricevente risponde, assorbe ciò di cui ha bisogno e rilascia ciò che è superfluo. Le nuvole cangianti sono l’effetto visivo di questo “dialogo” energetico e della purificazione in corso.
  3. Spazio sacro (beatitudine): questo tipo di esperienza eleva il trattamento da una dimensione puramente fisica a una spirituale. Diventa un atto di presenza pura, dove il senso del tempo si dilata e si sperimenta una profonda unione con il Tutto.

Il trattamento ai piedi diventa una meditazione a due




Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare alchimistica. L'esperienza di vita è unica, individuale. Ma d'altra parte si usa parlare di metodi di riflessologia plantare: per praticità definisco il mio rapporto col piede come metodo di riflessologia plantare alchimistica. Coincide col mio dharma. Esso deriva dall'integrazione interiore alchemica di vari strumenti di indagine, con cui ho ampliato la mia coscienza e sensibilità, ne riporto alcuni: la pratica esecutiva e di ascolto nella musica colta occidentale, studi letterari e filosofici, l'utilizzo autoriale del Web e della multimedialità per approfondire le sinestesie, la pratica del tango argentino, la pratica devozionale tantrica di mano destra Guru Yoga nel buddhismo tibetano Karma Kagyu, la pratica tantrica di mano sinistra del trattamento taoista del piede, il corpo inteso come laboratorio dell'Anima e il trattamento come un atto di trasmutazione alchemica. E' un metodo, ma funziona solo con le mie mani. Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente: alchimia metabolica, punti riflessi e canali energetici, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, psicosomatica e corpi sottili, biorisonanza corporea musicale, massaggio, chakra riflessi sul piede, sacralità del tocco e sensorialità. Il mio contributo al settore olistico è l'offerta di un modello in cui la pratica spirituale e corporea è giustificata e approfondita dal rigore analitico e culturale, stabilendo un ponte tra la metafisica della musica, l'etica della tecnologia e la fenomenologia del contatto, superando definitivamente i confini disciplinari tradizionali.