La motivazione viene dalla responsabilità di essere in connessione con una persona che si affida alle nostre mani per riequilibrare la circolazione delle energie, attraverso un trattamento di riflessologia plantare.

Questa consapevolezza accresce la forza del proposito (intenzione profonda) e se si bussa al centro del piede si può avere una risposta, uno sblocco e l’armonizzazione del Qi, presupposto di ogni reale cambiamento che è l’obiettivo della pratica.

La relazione con la persona che riceve il trattamento di riflessologia plantare implica grande attenzione già dal momento del primo incontro, in cui si chiariscono i motivi e le aspettative del ricevente. In questi anni ho dovuto ritornare a essere consapevole della forza della parola, che consideravo a torto poco rilevante a causa del percorso descritto nella pagina “Il mio percorso“.
In realtà ogni parola ha il suo peso: la pratica insegna a ridurre al minimo gli interventi verbali, e ad ascoltare rispetto al ricevente più i messaggi del suo corpo che quelli della sua mente. Si deve avere cura di come la persona esce dal trattamento, riportandola in modo dolce allo stato ordinario, in modo che nelle ore e giorni successivi sia limitato l’intervento demolitore della mente. Un po’ alla volta, nella durata del ciclo, i trattamenti possono diventare per il ricevente una dimensione naturale e spontanea di riconnessione con sé, un’oasi rigenerante di calma nel turbinio della vita di tutti i giorni.

mandorlo centenario

Roberto Ellero
Operatore olistico di riflessologia plantare On Zon Su certificato (Legge 4/2013), diplomato presso la scuola Wudang di Padova, dove si è formato con il Maestro Severino Maistrello.
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