Riflessologia e danza interiore

La pratica dell’ascolto “immobile” nella tradizione della musica colta occidentale è sostanzialmente una forma interiorizzata di danza duale, similmente a quanto avviene – in forma “sensibile” e “mistica” – nell’esperienza della meditazione in alcune tradizioni orientali, là dove avviene l’incontro con l’alter ego immaginario: l’ascolto della voce divina come interiore coscienza.

Queste due esperienze confluiscono nella pratica del trattamento taoista del piede: la danza si rovescia a specchio con i piedi radicati nel cielo e apre spazi di consapevolezza e di conoscenza.

 

Riflessologia con danza interiore

 

 

Riflessologia e musica

Come racconto nella pagina Il mio percorso, quattro fasi di vita mi hanno condotto alla riflessologia: la musicale, la razionale-filosofica, quella del rapporto uomo-macchina, la sciamanica.
Nella prima fase ho vissuto in profondità l’influsso della musica colta occidentale per la formazione dell’anima: la musicalità è sempre presente nella mia personale pratica della riflessologia.

Il piede ha analogie musicali con la notazione musicale (la partitura) e l’esecuzione (mappa del piede e sua esecuzione interpretativa nel trattamento, similmente alla partitura che si esegue con gli strumenti in organico).

Il piede ha inoltre analogie musicali con la morfologia e la pratica del trattamento (timbro musicale e conoscenza dell’insieme delle parti del piede, melodia e le linee dei profili del piede, armonia accordale e concomitanza simultanea di pressioni con più dita della mano sul piede, ritmica musicale e tempo/velocità di esecuzione delle manovre sul piede, ritmica musicale e gli intervalli di spazio fra dita e tallone, che organizzano diverse architetture di musica solidificata: una musica di tipo proporzionale fra le parti, come gli intervalli musicali consonanti dei suoni armonici naturali).

Si può dire che – nel trattamento – il piede diviene uno strumento che le mani suonano, accordando le opposte energie complementari dell’organismo. Ne viene una musica udibile per via sottile: la musica del piede risuona nel profondo come platonica musica delle sfere.

Per fare un esempio, esaminiamo una nota opera di Johann Sebastian Bach: le Variazioni Goldberg (Aria con 30 variazioni BWV 988, 1741), in analogia con il trattamento del piede.
Si tratta di un’aria con variazioni. L’Aria che inizia la composizione è stata storicamente interpretata come una sorta di manifestazione dell’essenza (“cielo anteriore” nella cultura cinese, la matrice perpetua), simbolo di una dimensione ancestrale dell’infanzia di vita, del ricordo velato di una delicata commovente nostalgia, del tempo remoto degli inizi, dei momenti edenici dell’infanzia.

Le 30 variazioni variano una linea di basso che viene riproposta costantemente in ogni variazione del ciclo, sul modello della passacaglia. Le variazioni rappresentano l’esperienza che si vive nel corso della vita, fino alla ripresa dell’Aria al termine delle 30 variazioni, là dove la riproposizione dell’essenza fa tornare al proprio sé con la consapevolezza del percorso e del suo significato.
La forma e lo stile in musica (Imberty M., 1981, Le scritture del tempo) sono manifestazioni simboliche del tempo e interpretano i rapporti dell’uomo con i fantasmi della vecchiaia e della morte: l’Aria riproduce lo schema affettivo della nostalgia del ricordo.

Incipit delle variazioni Goldberg BWV 988
Incipit delle Variazioni Goldberg BWV 988
Le mie mani al pianoforte
Le mie mani al pianoforte

 

 

 

 

 

 

In questo caso, l’analogia con l’On Zon Su sta nel parallelismo fra lo snodarsi delle variazioni e i trattamenti che compongono un ciclo (tipicamente 12, nella tradizione del lignaggio).

Mappa del cielo anteriore, On Zon Su, disegno di Roberto Ellero
Mappa del cielo anteriore, On Zon Su, disegno di Roberto Ellero

Il ricevente viene connesso al proprio sé profondo, alla propria essenza originaria, e vi ritorna – al termine del ciclo di trattamenti di riflessologia – centrato e consapevole, in un percorso di percezione del senso naturale della propria esperienza di vita verso l’equilibrio delle dimensioni che ci animano.

La pratica della riflessologia plantare è una pratica di ascolto: la musica del piede ci unisce al cosmo nell’armonia della vita naturale in un contatto privilegiato tra Terra e Cielo.

 

L’Aria, apparsa scomparsa e riapparsa, dopo il lungo cammino suona ora diversa, e anche noi che ascoltiamo, nel frattempo, siamo cambiati, in accordo con la nostra anima.

 

Playlist completa con tutte le variazioni.

 

Piede e montagna

piedi e montagna, riflessologia plantare e climbing

Ho fatto trattamenti di riflessologia plantare taoista a un’arrampicatrice con una grande passione per la montagna in tutte le sue sfumature, simile alla mia passione per il piede.
Parlando delle nostre passioni sono venute fuori alcune interessanti analogie, nonostante l’apparente diversità di queste attività. La più immediata è lo stato di benessere che segue all’attività: dopo ore di arrampicata in parete di montagna tra cenge, ghiaioni e sentieri, come dopo un trattamento ai piedi, si è in una dimensione non ordinaria di grande serenità e di profonda calma, la cui descrizione a parole sarebbe fuorviante, per intuirla è necessaria la pratica.

Questa esperienza suggerisce che ci sia un’analogia a monte, che riguarda il terreno di azione: la roccia e il piede. Cercare con le dita del piede i punti di attacco per salire sulla parete, e cercare con le dita della mano i punti nel piede nella sequenza del percorso di una mappa di riflessologia, comporta la connessione con la Natura.
Nel microcosmo del piede gli antichi taoisti hanno disegnato mappe con catene montuose, laghi, promontori, fiumi, oceani e astri. Nel macrocosmo della montagna i minimi anfratti cui aggrapparsi nell’arrampicata richiamano profondità nascoste, impongono l’acutezza salvifica dello sguardo, costringono il piede a tradurre il dato visivo in certezza tattile.

Nella traiettoria ascensionale dalla terra al cielo, comune alle due attività, il percorso del trattamento si svolge seguendo un sentiero che – sempre diverso – esplora con le mani la pianta, i lati e il dorso del piede, unifica all’essere naturale la propria intenzione all’ascolto dell’altro: la realtà del mondo si fa esperienza, da parola la mappa diventa territorio, Natura.

Il percorso verso la vetta è l’incontro del microcosmo piede con il macrocosmo montagna, l’inorganica pietra e i piedi conversano con un linguaggio antico che riporta all’essenza simbolica dell’ascolto e alla risonanza con l’energia della Natura: per risuonare serve una cassa armonica, uno spazio vuoto, privo di scopo (Wu Wei, non azione).
Ci siamo trovati nella libertà di muoversi col piede senza che l’arrampicare o il trattamento siano un fare, ma l’accordo con l’equilibrio naturale: da qui probabilmente la placida calma che si sperimenta dopo.

E poi, durante i trattamenti i suoi piedi mi hanno trasmesso l’energia della pietra, ma questo richiederà un nuovo approfondimento.

Intento e motivazione

La motivazione viene dalla responsabilità di essere in connessione con una persona che si affida alle nostre mani per riequilibrare la circolazione delle energie, attraverso un trattamento di riflessologia plantare.

Questa consapevolezza accresce la forza del proposito (intenzione profonda) e se si bussa al centro del piede si può avere una risposta, uno sblocco e l’armonizzazione del Qi, presupposto di ogni reale cambiamento che è l’obiettivo della pratica.

La relazione con la persona che riceve il trattamento di riflessologia plantare implica grande attenzione già dal momento del primo incontro, in cui si chiariscono i motivi e le aspettative del ricevente. In questi anni ho dovuto ritornare a essere consapevole della forza della parola, che consideravo a torto poco rilevante a causa del percorso descritto nella pagina “Il mio percorso“.
In realtà ogni parola ha il suo peso: la pratica insegna a ridurre al minimo gli interventi verbali, e ad ascoltare rispetto al ricevente più i messaggi del suo corpo che quelli della sua mente. Si deve avere cura di come la persona esce dal trattamento, riportandola in modo dolce allo stato ordinario, in modo che nelle ore e giorni successivi sia limitato l’intervento demolitore della mente. Un po’ alla volta, nella durata del ciclo, i trattamenti possono diventare per il ricevente una dimensione naturale e spontanea di riconnessione con sé, un’oasi rigenerante di calma nel turbinio della vita di tutti i giorni.

mandorlo centenario

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