Dopo aver descritto ampiamente, nei precedenti articoli, tutti gli aspetti e le dimensioni della mia pratica di trattamento del piede, con questi appunti inizio finalmente un cammino narrativo nel quale intendo rivelarne, un po’ alla volta, lo sfondo interdisciplinare e le mie attitudini più personali, evidenziando come i piedi siano un laboratorio alchemico ideale, per fare ricerche in alchimia metabolica e interiore, con riferimenti a vari autori della storia dell’alchimia e della storia dell’arte in Occidente, in particolare del Rinascimento.
L’alchimia è sempre stata l’anima del mio percorso di vita, sin da quando nella prima giovinezza mi appassionai ai testi alchemici di Carl Gustav Jung, in particolare Psicologia e Alchimia (Jung discute ampiamente i “pedes” come simbolo di contatto con la terra e l’inconscio: vedi in particolare i commenti sulle vestigia – impronte – come tracce del processo di individuazione) e Mysterium Coniunctionis (riferimenti al “lavaggio dei piedi” nell’alchimia cristiana e nel simbolismo della purificazione della materia). Queste letture mi diedero inoltre le basi interiorizzate per poter intraprendere, nella prima maturità, la mia personale grande opera di alchimia interiore.
Il significato del labirinto che si sperimenta nella propria vita sta nello scioglimento dell’enigma, dare risposta alla natura dialogando con essa e parlando la sua lingua, con sapienza.
Vi è nell’Atalanta Fugiens (1617) di Michael Maier un emblema illustrato che ritrae Atalanta e Ippomene nel giardino delle Esperidi: la Natura deve essere la guida dell’alchimista.
Nell’incisione si vede un filosofo anziano con occhiali e bastone che segue una donna (la Natura) che cammina davanti a lui portando dei fiori. La Natura lascia orme, vestigia, chiaramente visibili sul terreno. Maier indica che l’alchimista non deve inventare nulla, ma semplicemente mettere i propri piedi dove la Natura ha già camminato: i piedi come punto di contatto tra il divino e il terrestre. Il piede rappresenta la manifestazione sensibile. La Natura è invisibile nella sua essenza, ma diventa visibile attraverso i suoi “piedi” (le segnature materiali). Il dialogo con la Natura non avviene con parole, ma con segni, segnature, come avviene nel trattamento dei piedi: si tratta di imparare la lingua della Natura e di tralasciare il nostro sterile alfabeto.
In latino, vestigium significa letteralmente “impronta della pianta del piede”. Maier non dice di seguire la Natura “guardandola”, ma indica di seguire i suoi passi. Per l’alchimista il piede della Natura è la materia fisica, densa e sporca (il regno minerale). La divinità o lo spirito non sono visibili direttamente, lasciano “orme” nella materia che l’alchimista deve sperimentare con i propri piedi e così andare oltre l’apparenza sensibile.
Il mito di Edipo, nell’esegesi alchemica, non è solo una tragedia del destino e della colpa inconsapevole, ma una precisa allegoria della materia imperfetta che aspira alla perfezione. Il suo segreto risiede proprio nel suo nome e nella sua andatura. In alchimia camminare correttamente simboleggia l’armonia tra i principi opposti: la zoppìa di Edipo (Edipo significa “piede gonfio”) rappresenta lo stato della Materia Prima all’inizio dell’Opera. Il piede pesante è il legame con la terra, la fissità estrema dello zolfo grezzo, che è “gonfio” di impurità e troppo pesante per elevarsi. L’andatura incerta rappresenta il conflitto tra il desiderio di ascensione dello spirito (volatilità-mercurio) e la resistenza della sostanza fisica (fissità-zolfo). Edipo zoppica perché la sua parte spirituale “vorrebbe volare”, ma la sua parte materiale è ferita, infetta o semplicemente troppo densa.
L’Enigma della Sfinge: imparare a camminare. Quando la Sfinge interroga Edipo sul numero di piedi dell’uomo (quattro, due, tre), sta in realtà ponendo un quesito sulla trasformazione della materia: quattro piedi, la materia nello stato elementare (i 4 elementi), ancora “infantile” e strisciante. Due piedi: Il dualismo alchemico (Sole-Luna, Re-Regina), il momento della tensione e del cammino conscio. Tre piedi: L’uomo col bastone. Il bastone è il “terzo piede” o il Sale dei filosofi, il mediatore che permette alla materia zoppa di trovare stabilità e completare la Grande Opera.
Risolvere l’enigma significa, per l’alchimista, “guarire il piede di Edipo”. Non si tratta di eliminare la zoppìa cancellando la materia, ma di bilanciare il passo. La stabilità della Pietra Filosofale si ottiene solo quando il Mercurio (che vorrebbe fuggire con i suoi piedi alati) viene “fissato” dallo Zolfo, e lo Zolfo (che è fermo e gonfio) viene reso fluido e mobile. Guarire Edipo significa dunque passare da un’andatura claudicante a una marcia regale.
Anche il dio Vulcano era zoppo, è il segno che il fuoco divino si è “incarnato” e si è fissato nella materia. Senza il “passo lento” di Vulcano, la trasmutazione sarebbe troppo rapida e distruttiva. Nelle raffigurazioni tardomedievali e rinascimentali, Saturno è spesso descritto come un vecchio claudicante, talvolta con una gamba di legno o una gruccia.
Saturno rappresenta il Piombo, il metallo più pesante e vile, il punto di partenza dell’Opera (Nigredo).
Se si considerano insieme Edipo, Vulcano e Saturno emerge una tesi coerente: il piede sano rappresenta lo Spirito, la volatilità, il cielo. Il piede malato-zoppo rappresenta la Materia, la fissità, la terra. Dai Piedi al Cielo è l’ideale percorso di cui è guida l’alchimia metabolica.
La Primavera di Botticelli (1480) è forse l’esempio più sublime di come l’alchimia, il neoplatonismo e l’arte si siano fusi nella Firenze di Lorenzo il Magnifico. Sebbene sia spesso letta come un’allegoria mitologica, molti studiosi (tra cui l’esoterista Arturo Reghini e critici influenzati da Jung) vi leggono le fasi della Grande Opera alchemica.
Descrivo le connessioni alchemiche ed ermetiche chiave, con un occhio di riguardo alla figura di Mercurio e ai suoi piedi, e ai piedi delle donne.

Mercurio e la “Solutio” (a sinistra): Mercurio è il guardiano del giardino e chiude la sequenza (o la apre, a seconda del senso di lettura). I calzari alati: i piedi alati indicano la volatilizzazione. Mercurio tocca le nubi con il caduceo per dissiparle: sta operando la separazione del “sottile” dal “denso”.
Le Tre Grazie: la circolazione degli Influssi. Le Tre Grazie rappresentano la Circulatio alchemica: nel Rinascimento il loro intreccio di mani era visto come il ciclo del Dare, Ricevere, Restituire. In termini alchemici, rappresentano le tre forze (Zolfo, Mercurio, Sale) che devono danzare insieme affinché la materia si purifichi.
I loro piedi sembrano sfiorare appena il terreno, indicando una materia che sta diventando spirituale e leggera (Sublimatio).
Da Zefiro a Flora: la trasmutazione (a destra). Avviene una vera metamorfosi, cuore del processo alchemico: Zefiro (il vento) rappresenta lo spirito fecondatore, il soffio vitale.
Clori è la ninfa che, fecondata dal soffio, emette fiori dalla bocca. È la materia grezza che inizia a germogliare.
Flora (Primavera) è la forma perfetta, la materia trasformata. Il suo abito fiorito è la pietra filosofale che ha tinto di sé il mondo. È la fase della Rubedo (l’opera al rosso), la fioritura finale.
Venere è il vaso alchemico: al centro domina Venere. Per i neoplatonici come Ficino Venere era l’Anima Mundi.
La sua posizione definisce lo spazio come un Atanor (il forno alchemico) naturale. La vegetazione intorno a lei sembra formare la sagoma di un polmone o di un utero, simboli della vita che si rigenera attraverso il calore dell’amore (il fuoco alchemico).
Il Dettaglio dei piedi nel giardino: un aspetto spesso trascurato è la varietà botanica sotto i piedi delle figure. Sono state identificate oltre 500 specie di piante. Per l’alchimista, il prato non è solo decorazione ma la materia prima universale.
I piedi delle figure calpestano un tappeto di erbe medicinali e magiche: questo richiama la pratica degli unguenti. Il contatto tra il piede e l’erba specifica trasmette l’influsso dei pianeti dal suolo al corpo della divinità. il prato di Botticelli è uno specchio del cielo. I piedi calpestano le piante perché esse sono la “precipitazione materiale” delle stelle (come nelle Segnature di Paracelso). Quindi, camminando sul prato, le figure stanno in realtà camminando su un cielo terrestre, ricaricandosi della virtù stellare che le piante hanno estratto dal suolo.


