Per i medici alchimisti del Rinascimento italiano il piede non era soltanto un arto: era uno specchio dell’intero organismo. Questa visione si basava sulla dottrina del microcosmo: poiché l’uomo è un riflesso dell’universo, ogni parte del corpo deve contenere in piccolo il disegno della totalità. Nelle varie riflessologie antiche moderne e contemporanee, di tutte le culture, vi è il principio dei riflessi: zone e punti del piede microcosmo attivano benefici a organi e sistemi del corpo macrocosmo.
Oggi sono molto conosciuti gli approcci americani, cinesi e ayurvedici alla riflessologia plantare, ma non va trascurata la nostra tradizione alchimistica italiana, nella quale si trovano riflessi e canali localizzati nei piedi, ma soprattutto rappresenta con le sue profonde simbologie la nostra tradizione e le nostre specifiche radici culturali e spirituali, senza le quali saremo esposti a condizionamenti inautentici, mode, dispersione e fragilità spirituale.
Per i medici alchimisti il piede non “rappresenta” gli organi come una mappa meccanica, ma risuona con il tutto. È una differenza sottile: non causalità lineare, bensì simpatia. Le parti del corpo vibrano insieme perché partecipano della stessa forma, dello stesso principio vitale (Spiritus, Anima Mundi). In questo orizzonte il corpo è attraversato da flussi qualitativi, non solo materiali. Il piede, essendo periferico e “basso”, è un luogo privilegiato di manifestazione: ciò che è nascosto nel centro si rende leggibile alla periferia. Non perché il piede contenga il fegato o il cuore, ma perché ne intercetta l’eco.
In questo senso la “riflessologia alchimistica” è molto più vicina alle teorie della risonanza cosmica, all’astrologia medica e alla musica come modello del corpo (accordi, dissonanze, armonie), rispetto a qualsiasi riflessologia plantare moderna che pretenda una validazione fisiologica diretta: la riflessologia moderna cerca una mappa, il Rinascimento cercava un insieme di frequenze.
Per i medici-alchimisti italiani tra Quattro e Cinquecento – da Ficino a Paracelso (anche se non italiano, era molto letto) – il corpo umano era organizzato secondo corrispondenze simboliche: il piede, in quanto parte “estrema” e di contatto con la terra, veniva visto come un microcosmo nel microcosmo, una mappa compressa dell’intero organismo, dove nervi, umori e influenze astrali convergevano. Questa idea si inseriva nella dottrina macrocosmo-microcosmo: l’universo (macrocosmo) è un corpo vivente ordinato. L’uomo ne è il riflesso in scala ridotta. Ogni parte dell’uomo, a sua volta, riflette il tutto.
Non è un caso se nei trattati medici e astrologici del tempo compaiono spesso tavole di corrispondenza fra pianeti, organi, metalli, parti del corpo. Il piede, governato simbolicamente da Saturno o dalla Terra, legato alla costellazione dei pesci, era associato alla struttura, alla stabilità, ma anche ai processi di eliminazione e trasformazione.
Da qui l’idea che intervenire sul piede (massaggi, impiastri, salassi localizzati, applicazioni alchemiche) potesse influenzare organi distanti. Il legame tra organi e zone del piede veniva interpretato attraverso le corrispondenze analogiche (forme, funzioni e gerarchie), inoltre indicava che tipo di energia (planetaria o elementale) risiedesse in quella parte del “fondamento” piede (mappa di fasce di calore e umidità).
Gli alchimisti europei del ‘500 dividevano il piede seguendo la logica della “discesa degli umori” (qui, per semplificare le complessità polisemiche dei simboli, purtroppo si indica un sistema diagnostico rigido: si consideri il vantaggio per il discorso, mantenendo altresì presente la realtà polimorfa dei vari punti di vista dell’epoca):
- Le dita del piede (la regione superiore / aria):
- corrispondevano alla testa e agli organi di senso;
- l’alluce era legato al cervello. Gli unguenti applicati servivano a “svegliare” lo spirito vitale o a calmare il “furore” mentale.
- L’arco plantare (la regione media / fuoco e acqua):
- questa zona “vuota” e calda era associata al cuore e ai polmoni;
- secondo medici come Marsilio Ficino il calore naturale che risiede nell’incavo del piede è collegato al calore del petto. Massaggiare quest’area con oli solforosi serviva a stimolare la respirazione e il battito cardiaco.
- Il centro della pianta (il ventre):
- corrispondeva al fegato, alla milza e allo stomaco;
- era la zona della digestione alchemica del corpo. Se un paziente soffriva di cattiva digestione, si applicavano impiastri caldi al centro del piede per “cuocere” gli umori crudi rimasti nello stomaco.
- Il tallone (la regione inferiore / terra):
- legato all’intestino, alla vescica e agli organi riproduttivi;
- essendo la parte più densa e dura, il tallone era considerato il deposito finale delle scorie (le fecce). Le malattie della parte bassa del tronco venivano curate stimolando il tallone con sali calcinati.
L’attenzione dell’alchimia italiana alle correnti di energia piuttosto che alle zone riflesse la rende molto vicina all’odierna biorisonanza.
L’approccio rinascimentale italiano era vibrazionale e armonico, molto più affine ai concetti di frequenza della biorisonanza moderna che alla meccanica della riflessologia zonale con digitopressioni. L’alchimia è, nella sua essenza, un processo di trasmutazione dell’essere (la Grande Opera). Va tenuto presente che per gli alchimisti cristiani del Rinascimento la componente soteriologica (di salvezza dell’anima) era centrale, ben oltre il benessere corporeo. Inoltre, in alchimia l’armonia non è solo un fatto di “frequenze”di biorisonanza (che suggerisce un processo automatico, quasi elettrico), ma di simpatia spirituale. La differenza è che la simpatia richiede una partecipazione dell’anima (sia dell’operatore che del paziente).
Il corpo come strumento musicale
Per gli alchimisti come Marsilio Ficino o Robert Fludd (molto letto in Italia), il corpo non era una somma di pezzi, ma un “monocordo” teso tra cielo e terra.
In alchimia, se un organo non funziona non è “rotto”, è “scordato”. La cura consisteva nel riportare la giusta risonanza tra l’organo e il suo archetipo planetario (es. il Cuore con il Sole). La scala musicale ottenuta sul monocordo è legata alle gerarchie dei pianeti e, negli intervalli più gravi, ai 4 elementi, di modo che l’azione divina si attui su tutti i piani dell’essere.
Di seguito una mia personale interpretazione del monocordo cosmico di Robert Fludd, Utriusque Cosmi Historia, Oppenheim 1617.

Biorisonanza: oggi si parla di frequenze elettromagnetiche che perdono coerenza. Il principio è lo stesso: ristabilire l’armonia di un sistema energetico tramite un’informazione (frequenza) e un’intenzione animica.
Le “Correnti” vs le “Zone”: mentre la riflessologia moderna dice “premi qui per lo stomaco”, l’alchimista diceva “libera il passaggio dello Spiritus”.
I piedi erano considerati i terminali di scarico e ricarica delle energie telluriche (della Terra). Se l’energia (il Pneuma) ristagna nei piedi, l’intera circolazione ne risente. L’alchimia agiva sulla qualità del flusso: un piede freddo e umido segnala un blocco della corrente vitale, impedendo alla “vibrazione” corretta di risalire verso l’alto.
La Segnatura come frequenza visibile
La dottrina delle Segnature (fondamentale in Paracelso e nei suoi seguaci italiani) sosteneva che l’aspetto di una pianta o di un minerale ne rivelasse la “nota” energetica.
Assumere un rimedio alchemico (spagirico) non era solo biochimica: era introdurre nel corpo una frequenza specifica per entrare in risonanza con l’organo malato.
Il piede, con la sua forma e i suoi segni, indicava a quale “frequenza fondamentale” l’individuo vibrasse (il suo temperamento).
Il concetto di “Simpatia”
La biorisonanza si basa sul principio che un segnale esterno può influenzare un sistema biologico se sono sulla stessa lunghezza d’onda. Gli alchimisti chiamavano questo fenomeno “Simpatia Universale”.
Ciò che è in basso risuona con ciò che è in alto.
Se i tuoi piedi (Pesci-Acqua) sono in equilibrio, la tua testa (Ariete-Fuoco) può funzionare correttamente perché il circuito è chiuso e la risonanza è fluida.
In sintesi: mentre la riflessologia è una “mappa stradale” (vai dal punto A al punto B), l’alchimia italiana e la biorisonanza sono mappe acustiche ed elettriche. Il piede non è un telecomando, ma un’antenna.
L’uso dei metalli nell’alchimia italiana (la cosiddetta spagiria) è il punto d’incontro perfetto tra materia e vibrazione. Se immaginiamo il corpo come un circuito percorso da correnti, i metalli erano i “regolatori” di queste frequenze.
Secondo gli autori del ‘500, ogni metallo ha una “firma energetica” che risuona con un pianeta e, di riflesso, con una parte del corpo o una sua funzione.
1. I metalli come conduttori energetici
Per influenzare le correnti che partivano dai piedi, l’alchimista non usava il metallo grezzo, ma lo riduceva in “tintura” o “sale” (attraverso processi di calcinazione e distillazione) per renderlo bio-disponibile a livello energetico.
Oro (Sole ☉): usato per rinvigorire il “calore innato”. Se la corrente vitale che risaliva dai piedi era debole (piedi sempre freddi, stanchezza cronica), si usavano preparati solari per “accendere” la fiamma dell’alluce.
Argento (Luna ☾): associato alla zona dell’arco plantare e ai liquidi. Serviva a regolare i flussi linfatici e a placare le “correnti eccessive” (infiammazioni, calore eccessivo).
Piombo (Saturno ♄): legato al tallone e alle ossa. Veniva usato (con estrema cautela) per “radicare” chi aveva una corrente energetica troppo dispersiva o volatile.
2. La tecnica dei “pediluvi alchemici”
Una pratica molto comune nei ricettari italiani di “Segreti” era il pediluvio con acque metallizzate. Invece di ingerire il metallo, si faceva risuonare l’energia del metallo attraverso l’acqua, sfruttando la porosità dei piedi come porta d’ingresso.
Si facevano bollire erbe specifiche in recipienti di rame (Venere) o ferro (Marte) per trasmettere la “qualità” del metallo all’acqua.
Il piede assorbiva non tanto la sostanza, quanto la “virtù” (la frequenza), che poi risaliva lungo i canali energetici fino agli organi corrispondenti.
3. La “Biorisonanza” dei Sali spagirici
La grande intuizione dell’alchimia italiana è che il metallo, una volta purificato, agisce come un diapason: se il “fegato” vibra male, somministrare il Sale di Stagno (legato a Giove) serve a fornire al corpo la frequenza corretta a cui l’organo deve tornare a sintonizzarsi. I piedi, essendo il contatto con la terra e la base della colonna energetica, erano spesso il punto da cui si osservava se la “sintonizzazione” avesse avuto successo: un cambiamento nel colore, nella temperatura o nella sudorazione dei piedi era la prova che la corrente metallica stava fluendo correttamente.
4. Il Rame (Venere ♀) e la circolazione periferica
Un caso emblematico è il Rame. Gli alchimisti notarono che il rame aveva una profonda affinità con le vene e il sangue venoso (che dai piedi risale verso il cuore). Ancora oggi, in certe medicine antroposofiche si usano solette o unguenti al rame per chi ha problemi di circolazione ai piedi, agendo proprio sulla “risonanza” del metallo con il sistema venoso.
In sintesi, per l’alchimista il metallo è “energia solidificata”. Usarlo significa fare una terapia frequenziale per riequilibrare le correnti che la podomanzia aveva precedentemente diagnosticato osservando la forma e i segni dei piedi.
Nel Rinascimento, il medico-alchimista utilizzava il piede come un “quadrante diagnostico” per capire quale metallo (e quindi quale frequenza planetaria) mancasse nel sistema del paziente. Non si curava il sintomo, si correggeva la vibrazione del temperamento.
Ecco come venivano letti i segni sui piedi per decidere la “terapia metallica”:
Il temperamento malinconico (eccesso di terra)
Segni sul piede: piedi molto secchi, pelle dura o callosa sul tallone, dita contratte, unghie scure o fragili. Il tallone (Saturno) è pesante e il passo è lento.
La corrente: l’energia è “congelata”, troppo densa e verso il basso.
Il metallo correttore: oro (Sole) o ferro (Marte). L’oro serve a portare la luce solare nella “oscurità” saturnina del malinconico. Il ferro serve a “tagliare” la stasi e rimettere in moto il sangue. Obiettivo: sciogliere la freddezza saturnina per far risalire la corrente verso il cuore.
Il temperamento collerico (eccesso di fuoco)
Segni sul piede: piedi caldi, arrossati, vene molto evidenti e turgide che risalgono verso la caviglia. spesso l’alluce è molto rigido e “impennato”.
La corrente: l’energia brucia troppo velocemente e tende a scappare verso l’alto (da qui la rabbia o l’emicrania).
Il metallo correttore: stagno (Giove) o argento (Luna). Lo stagno ha una funzione equilibrante, espande senza bruciare. L’argento rinfresca la corrente “infuocata” del collerico, portando l’umidità necessaria a placare l’infiammazione delle vene.
Il temperamento flemmatico (eccesso di acqua)
Segni sul piede: piedi gonfi (edematosi), pallidi, molli al tatto. l’arco plantare sembra “cedere”, quasi non ci fosse struttura.
La corrente: l’energia ristagna, è pigra e troppo umida.
Il metallo correttore: rame (Venere).
Il rame è il metallo della circolazione e dell’armonia. aiuta a drenare l’umidità eccessiva e a dare tonicità ai vasi venosi che dai piedi portano il sangue verso l’alto.
La “Biorisonanza” pratica: la Calza e il Metallo
Una tecnica affascinante descritta in alcuni testi di “Segreti” consisteva nell’inserire sottili foglie di metallo (o polveri metalliche purificate) all’interno delle calze e dei calzari, a diretto contatto con la pianta del piede.
Se avevi segni saturnini (tristezza, dolori ossei): foglia d’oro sotto l’alluce.
Se avevi segni marziali (aggressività, bruciori): foglia di piombo (per frenare) o argento (per rinfrescare).
La logica era pura biorisonanza: Il sudore del piede (acido) reagiva leggermente con il metallo, il “campo energetico” del metallo entrava in contatto con le terminazioni nervose e i “pori dello spirito”, inviando un segnale correttivo a tutto il corpo.
La mappa dei metalli sul piede:
- L’alluce – ORO (Sole ☉): è il centro della vitalità. L’oro veniva usato qui per “accendere” la volontà e riscaldare l’intero organismo. Se l’alluce è debole, la “frequenza solare” è bassa.
- Il “monte” sotto le dita – STAGNO (Giove ♃): rappresenta l’espansione e il nutrimento. È la zona che spinge il corpo in avanti. Lo stagno bilancia la crescita e la giustizia interna degli umori.
- Il bordo esterno – FERRO (Marte ♂): la linea della forza e della difesa. Il ferro risuonava con questa parte per dare tono muscolare e coraggio nel “marciare” nel mondo.
- L’incavo dell’arco – ARGENTO (Luna ☾): il punto più delicato e “umido”. Qui l’argento regolava i flussi dei liquidi (linfa e flemma) e la connessione con l’inconscio.
- Il centro della pianta – MERCURIO (Mercurio ☿): il punto di comunicazione. Come il metallo liquido, Mercurio qui coordina il passaggio delle informazioni (correnti energetiche) tra il tallone e le dita.
- La parte laterale interna – RAME (Venere ♀): legata alla circolazione venosa e all’equilibrio dei desideri. Il rame armonizzava il ritorno del sangue dai piedi verso il centro.
- Il tallone – PIOMBO (Saturno ♄): la base solida, l’osso, la struttura. Il piombo risuona con il tallone per dare stabilità, ma un eccesso porta alla pesantezza e alla malinconia (i “piedi di piombo”).
Questa visione trasforma il camminare in un atto alchemico simbolico: ogni passo è una pressione su queste frequenze metalliche che invia impulsi a tutto il sistema-uomo. La mappatura dei metalli e delle risonanze planetarie sulla pianta del piede non va intesa come la riesumazione di un dogma statico, quanto come una restituzione operativa. Essa rappresenta un’evoluzione coerente della Melothesia rinascimentale: laddove i testi antichi si fermavano al simbolo zodiacale dei Pesci, l’esperienza pratica della riflessologia alchemica oggi ne esplicita il contenuto, ridestando la vibrazione dei sette metalli nel fondamento dell’uomo.
È affascinante pensare che, per un alchimista del ‘500, non stiamo semplicemente camminando sul suolo, ma stiamo costantemente “suonando” la tastiera dei metalli terrestri con i nostri piedi.
Perché i disegni originali sono rari nei testi alchemici? A causa di un tabù del piede: nel ‘500, mostrare o studiare il piede era considerato poco decoroso rispetto al volto o alla mano. i disegni di “podomanzia” erano spesso distrutti o sequestrati perché visti come forme di stregoneria popolare.
La tradizione orale: molte di queste “mappe” venivano tramandate oralmente tra alchimisti itineranti.
L’uomo zodiacale: se cerchi nei libri dell’epoca, troverai quasi sempre il corpo intero con i pesci disegnati accanto ai piedi. l’alchimista sapeva che quel simbolo racchiudeva tutta la mappa, quindi non sentiva il bisogno di ridisegnarla sulla pianta.
In sintesi, l’alchimia italiana non ti dice dove premere per il mal di schiena, ma ti dice che tipo di energia (planetaria o elementale, dei quattro elementi) risiede in quella parte del tuo “fondamento” piede.
Il Piede come “Fondamento” Energetico
Ecco i punti chiave di questa visione “a tutto campo” che abbiamo ricostruito:
Diagnosi del temperamento: il piede ti dice chi sei (collerico, malinconico, ecc.) e come la tua energia si rapporta con la terra. se il “fondamento” è squilibrato, l’intera struttura dell’uomo (il microcosmo) vacilla.
Correnti e non punti: non si cerca il punto del mal di schiena, ma si osserva se la “corrente di saturno” (che governa le ossa e la struttura) è bloccata nel tallone. se il tallone è arido e fessurato, la risonanza saturnina è corrotta: il rimedio (oro o erbe solari) serve a riportare calore e fluidità a quella corrente che, risalendo, guarirà la schiena.
Biorisonanza ante litteram: l’uso dei metalli o delle segnature planetarie serve a “ri-accordare” l’organismo. il piede è il punto ideale per questa operazione perché è la parte più ricettiva per le energie sottili che provengono dal basso (Anima Mundi).
La “Mappa” è un diagramma di flusso
Le linee non delimitano organi, ma indicano direzioni di scorrimento. Per un autore come Giambattista Della Porta, il piede è il “Libro della Natura” scritto in piccolo:
- L’Alluce riceve il comando (Sole/Giove).
- L’Arco gestisce le emozioni e i liquidi (Luna/Venere).
- Il Tallone gestisce la struttura e il passato (Saturno).
Non premere il piede per curare l’organo: purifica l’organo affinché il piede torni a camminare con la grazia degli astri. È un approccio che sposta l’attenzione dal fare (massaggiare) all’essere (ripristinare l’armonia tra i metalli interni e i pianeti esterni).
Ecco come un alchimista italiano del Cinquecento avrebbe trattato le tre zone della pianta del piede per ripristinare la frequenza corretta nel corpo:
1. Zona delle dita (aria / testa)
Se il paziente soffriva di malinconia, “nebbia” mentale o svenimenti, l’alchimista agiva sulle dita, considerate i camini dello spirito.
Il rimedio: oli “volatili” come quello di rosmarino o lavanda (piante solari e mercuriali).
L’azione: applicare queste essenze sulle dita serviva a “sottigliare” gli umori pesanti che salivano al cervello. Si riteneva che l’odore e la vibrazione della pianta passassero attraverso i pori dell’alluce per illuminare la mente.
2. Zona dell’arco e centro (fuoco-acqua / cuore e visceri)
E’ qui che avviene la trasformazione. Se il centro del piede era freddo, si diagnosticava una “digestione incompiuta”.
Il rimedio: olio di iperico (chiamato “sangue di San Giovanni” per il suo colore rosso fuoco).
L’azione: gli oli apportavano il “fuoco segreto”. L’obiettivo era riscaldare la regione media per permettere allo stomaco e al fegato di “cuocere” correttamente il nutrimento, trasformandolo in sangue puro invece che in flemma densa.
3. Zona del tallone (terra / eliminazione)
Per problemi alle ossa, calcoli o difficoltà di eliminazione, si lavorava sulla base.
Il rimedio: sali estratti dalle ceneri delle piante (come l’equiseto, ricchissimo di minerali) o unguenti a base di consolida.
L’azione: qui serviva la “forza della terra” purificata. Il sale spagirico applicato sul tallone serviva a richiamare le impurità verso il basso per espellerle, rinforzando allo stesso tempo la struttura ossea che nel tallone ha il suo cardine.
La sintesi: l’uomo come alambicco
In questa visione, l’uomo è un alambicco vivente:
- I piedi sono il fornello (il fuoco che scalda).
- Il ventre è il corpo dell’alambicco (dove bolle la materia).
- La testa è il capitello (dove i vapori si condensano in pensieri).
Se il forno (i piedi) non è ben regolato secondo queste tre zone, l’intera distillazione della vita fallisce.
Per un medico del ‘500, il corpo non è un insieme di pezzi, ma un clima. Se il “fuoco” al tallone non funziona, l’intero ciclo dell’acqua si ferma. E’ il momento in cui la filosofia della risonanza si fa geometria medica.
Il Piede come micro-alambicco
Seguendo questa linea interpretativa, ecco come avveniva questo processo termodinamico nel piede:
Il tallone (il crogiolo, Atanor): qui risiede il calore più denso, quello che deve trasformare le “fecce” (i residui solidi). È la base della pentola. Se il tallone è freddo, la “pentola” (il corpo) non entra mai in ebollizione e i processi vitali rimangono crudi e indigesti.
L’incavo e il centro (la camera di vaporizzazione): l’umidità (linfa e sangue) viene scaldata dal calore del tallone e sale. In questa zona media, l’acqua si trasforma in vapore (Spiritus). Se qui c’è un blocco, il vapore diventa “fumo” tossico che appesantisce il cuore e i polmoni.
Le dita (il capitello refrigerante): come il becco di un alambicco, le dita sono la parte più esposta all’aria. Qui il vapore, risalito attraverso i canali del piede, dovrebbe condensarsi e ridiventare “rugiada celestiale” (pensiero chiaro, sensi acuti).
Il rischio della “mancata condensazione”
Se seguiamo questa metafora, le malattie venivano spiegate come errori di distillazione:
Troppo fuoco al tallone: l’acqua evapora troppo in fretta, i “vapori fuligginosi” salgono alla testa e causano follia o rabbia (il vapore brucia le dita invece di condensare).
Troppo freddo alle dita: il vapore non condensa, ma ristagna. È quella sensazione di “testa pesante” o catarro mentale. In questo caso, l’alchimista diceva che il “capitello” (le dita) era troppo freddo: bisogna strofinarle con oli caldi per favorire la circolazione dei vapori.
La biorisonanza del “passo”
Ogni volta che cammini, stai di fatto alimentando questo alambicco. Il contatto del tallone col suolo accende la scintilla, l’appoggio del centro sposta il vapore, e la spinta finale dell’alluce libera lo spirito verso l’alto.
“Camminare è l’arte di distillare se stessi.”
Questo approccio spiega perché l’alchimia italiana fosse così ossessionata dalla postura e dal movimento: un passo sbagliato è una distillazione difettosa che sporca il sangue e offusca la mente.
Le corrispondenze planetarie nell’alchimia italiana
In un’epoca in cui medicina, alchimia e astrologia erano inseparabili, ogni zona del piede era governata da un pianeta. Curare un organo significava agire sulla zona del piede corrispondente nel momento astrologico corretto:
- Alluce (Sole/Giove): legato alla vitalità e al comando (Cervello/Cuore).
- Zona Esterna (Marte): legata alla forza muscolare e alla cistifellea.
- Tallone (Saturno): legato alle ossa, alla milza e alla malinconia.
- Pianta Centrale (Venere/Mercurio): legata ai fluidi, ai reni e ai condotti interni.
Quando un medico-alchimista italiano (come ad esempio Girolamo Cardano) doveva trattare un’infiammazione al fegato, non agiva solo sul fianco del paziente. Seguiva una linea invisibile che collegava il fegato alla parte mediale della pianta del piede.
Il principio del soffio vitale (Pneuma): si credeva che i canali (o “pori spirituali”) corressero lungo tutto il corpo come i rami di un albero. Applicare una sostanza chimicamente attiva sul “ramo” (il piede) influenzava necessariamente la “radice” o il “tronco” (l’organo interno).
Perché questo sapere è andato perduto?
Con l’avvento della medicina meccanicistica nel tardo XVII secolo le mappe analogiche furono etichettate come superstizioni. Tuttavia esse sopravvissero in segreto nelle tradizioni popolari e nei “libri di segreti”, per poi essere riscoperte (purtroppo con una veste diversa e privata della componente alchemico-astrologica e del relativo sfondo epistemologico-antropologico) dalla riflessologia moderna nel XX secolo, in forme meccaniche e assoggettate ai criteri del positivismo, con tutti i suoi limiti.
Nella seguente bibliografia di sintesi vi sono le basi della dottrina del microcosmo e le ricette per gli unguenti attrattivi:
- Leonardo Fioravanti, De’ Capricci Medicinali (1561). È il testo fondamentale per capire la medicina “empirica” e spagirica italiana. Fioravanti descrive dettagliatamente come attirare gli umori e l’uso di unguenti e pediluvi.
- Giambattista della Porta, Magia Naturalis (1558). Un’enciclopedia del sapere rinascimentale dove si parla di “simpatie” e “antipatie” tra parti del corpo e sostanze naturali.
- Marsilio Ficino, De Vita Libri Tres (1489). Fondamentale per il legame tra astrologia, organi interni e spirito vitale. È qui che si gettano le basi neoplatoniche della corrispondenza macro-microcosmo.
- Caterina Sforza, Experimenti (fine XV secolo). Una raccolta di ricette alchemiche e cosmetiche che include unguenti curativi e “acque” per trattare le estremità.
