Le mie proposizioni sono chiarificatrici in tal maniera che chi mi comprende le riconosce alla fine come insensate, se egli è salito attraverso di esse – sopra di esse – al di là di esse. (Deve per così dire gettar via la scala dopo di esservi salito).
Ludwig Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, 6.54

Mi chiedono spesso come sono arrivato alla riflessologia plantare, e per quali motivi ho questa passione. La risposta in questa pagina, in una sintesi abbastanza esauriente.


Prima di poter arrivare all’On Zon Su ® (trattamento di riflessologia plantare tradizionale taoista del piede), ho dovuto eliminare tutto quello che non serve. Per farlo ho percorso diverse strade in modo approfondito e questo mi ha impegnato per molti anni. Obiettivo della mia ricerca è sempre stato il tentativo di individuare un varco metafisico, per poter andare oltre gli aspetti immediatamente sensibili e meccanici di apparenza, nel mondo e nelle relazioni sociali.

Il primo tentativo mi ha impegnato dai 20 ai 30 anni, con studi letterari filosofici e musicali. In questo primo percorso ho elaborato un’idea, espressa in forma di saggio poi pubblicato, in grado di individuare un’apertura metafisica fondata sulla metafisica del suono, che ho sviluppato attraverso la sensibilità acquisita in particolare con la pratica musicale suonando il violino, iniziata all’età di otto anni e finita a 30.

Il limite di questo primo percorso è di essere basato – nella sua comunicazione – sulla razionalità, sulla ragione; questo consente di comunicare l’idea ma è scarsamente efficace sul piano dell’esperienza, anche intersoggettiva, di ciò che vi viene descritto: si tratta insomma di una via intellettuale che non convince sul piano dell’esperienza.

Il secondo periodo di ricerca mi ha impegnato dai 30 ai 45 anni ed è stato condotto attraverso la connessione con il mondo naturale, animali e piante, in una forma che potremmo dire in qualche modo “sciamanica”, mistica. Il limite di questa seconda strada sta nel fatto che si tratta di un percorso esclusivamente personale e non comunicabile, non razionale, in grado di essere profondo per l’esperienza diretta della dimensione non ordinaria di sentire e di relazionarsi fattivamente col mondo, ma inservibile sul piano della comunicazione ordinaria sociale.

Un altro grande limite di entrambi questi due primi percorsi è dato dall’assenza totale del contatto fra i corpi. La via intellettuale e la via della lettura dei segni naturali prescindono infatti dalla connessione con altri corpi, dove i corpi non sono intesi in senso meccanicistico ma in senso energetico.

Per motivi professionali in ambito informatico-Web, dai 35 ai 45 anni ho inoltre approfondito il rapporto uomo-macchina. Questa esperienza mi consente di essere pienamente consapevole di come il rapporto con le macchine impoverisca l’emotività, l’affettività e il sentire, a lungo andare, riducendo le persone a “pezzi di legno”, e per contrasto di essere pienamente consapevole dell’importanza per la salute dello scambio energetico fra organismi viventi, sperimentato a partire dal 2010 in molti anni di studio e pratica del tango argentino d’abbraccio, come personale percorso di riabilitazione all’integrità di persona: in questo ballo di coppia sono in primo piano la connessione e lo scambio energetico che derivano dalla dinamica dei corpi abbracciati, e dal condiviso sentire nell’ascolto musicale tradotto in traiettorie spaziali.

Preparato nella consapevolezza dei limiti della strada razionale, di quella non razionale e della logica meccanica nelle relazioni, e nella consapevolezza dell’importanza della connessione con la Natura e del contatto fra organismi viventi per una vita equilibrata, l’incontro con l’On Zon Su ® mi si è rivelato fin da subito come un percorso potente e affascinante, radicato in millenni di tradizione del lignaggio fondato da Mak Zi (Mozi 墨子, Maestro Mo, 479 a. C. – 381 a.C), fondatore del Moismo, che ordinò gli insegnamenti sul trattamento del piede degli antichi maestri taoisti (Ce Kio, Pino Rosso, Imperatore San Lun; Imperatore Giallo Huang Ti, Loi Cio, Yu il Grande…) in un sistema unitario tramandato per via orale fra monaci, medici nomadi e mendicanti.

L’aspetto rivoluzionario di questa pratica è che consente di partire dalla realtà anziché dalla sua descrizione.

Anche se può sembrare facile, l’approccio empirico del toccare la realtà con le mani, utilizzando mappe che guidano nell’esperienza del piede-microcosmo rispetto al corpo-macrocosmo e rispetto al mondo naturale, richiede un cambio di prospettiva che rappresenta – forse almeno nei primi tempi – la parte più faticosa e ardua della pratica non verbale.

Si è così abituati a descrivere le cose invece di sperimentarle, di dare primo piano alle metafore, alle figure retoriche e ai simboli descritti con parole rispetto alla realtà cui queste tecniche del linguaggio si riferiscono, che fare l’esperienza immediata del piede attraverso il contatto delle mani spiazza, e costringe a rivedere l’abituale priorità data alla descrizione mentale delle cose, spostando l’attenzione sul piano pressoché sconosciuto del contatto diretto con le cose e con l’abissale profondità del reale e della vita, con la sola mediazione delle proprie mani. Si guadagna anche nell’atteggiamento, che da arrogante diventa umile.

In questo modo, fare e ricevere trattamenti On Zon Su ® è una pratica trasformativa, evolutiva, di conoscenza di sé, soggettiva ma anche comunicata nel reciproco riequilibrio di energia che avviene fra operatore e ricevente. Il varco metafisico finalmente si incontra in forma di esperienza, fra la terra e il cielo, fra i piedi e le mani.

La pienezza con cui nell’On Zon Su ® si vivono in prima persona quelle idee orientali (opposti complementari, le diverse descrizioni delle energie, mutamento, …) od occidentali (le parole della filosofia: Essere, Nulla, Physis, Divenire, …) che per lo più si incontrano in forma libresca, riequilibra il rapporto mente-corpo e ha già di per sé una grande forza terapeutica per l’operatore.

Il primo grande beneficio che ho ricevuto dalla pratica dell’On Zon Su ® è stato il radicamento. Essendo troppo “di testa”, come la gran parte delle persone nel nostro mondo, tentavo il cielo come un albero sradicato, pertanto in modo inadeguato: volteggiavo come un palloncino pieno di elio.

Radicamento, centratura, calma, sono i primi effetti che ho sperimentato.

Per avere un risultato stabile, serve praticare il più possibile, e costantemente negli anni. Da qui viene il valore di pratica meditativa dell’On Zon Su ®, che riporta alla realtà e ai ritmi naturali della vita e alla connessione con sé stessi le persone abituate a scambiare per veri i guizzi da saltimbanco della mente, che come noto è un potente simulatore.

Il secondo beneficio, conseguenza di essere riportati con i piedi per terra, è l’eliminazione di ogni precomprensione arrogante di come stiano le cose, nel corpo, nelle persone e nel mondo: la parola “dipende” è la regola nel modo empirico di esplorare il piede e i suoi racconti.

Lo spirito umile e di servizio elimina alla radice ogni volontà personale di essere guaritori o sapienti, e pone di fronte alla bellezza della natura del piede nella giusta posizione di concentrazione, centratura e ascolto, senza pretese di sapere già, prima di sentire con il tatto la vista e l’olfatto.

In questo modo la pratica libera il potenziale di autoguarigione del ricevente, e dà senso al personale cammino di vita dell’operatore, in quanto presenza.

Il terzo beneficio è di avere la possibilità io stesso come operatore di riequilibrarmi e di ricaricarmi, per il fatto che l’On Zon Su ® è l’unica disciplina di trattamento del piede che utilizza tutte le dita della mano, anziché solo i pollici. A ogni dito corrisponde l’energia di uno dei cinque elementi: acqua, legno, fuoco, terra, metallo, collegati ai cinque organi: reni, fegato, cuore, apparato digerente, polmoni. Questa caratteristica, assieme all’utilizzo di molte mappe invece di usare sempre meccanicamente la stessa, allarga gli orizzonti fino a estendere i confini del massaggio del piede così come Eraclito descrive i confini dell’anima: «I confini dell’anima, andando, non li troverai, neanche se percorrerai tutta la strada; così profondo è il logos che le appartiene» (frammento 45).

L’insegnamento che viene dalla pratica costante, in particolare nei cicli di trattamenti, è multiforme: si dirama dagli aspetti fisici a quelli più sottili, energetici ed emozionali, fa sperimentare l’interdipendenza ed essenziale unità di corpo, respiro e mente.

L’ascolto delle reazioni fisiche ed emotive del ricevente silenzia la produzione di congetture mentali e costringe all’osservazione senza distrazioni del contatto fra il dito e il piede: forza della pressione, movimento, ritmo del movimento e angolo di pressione costituiscono una freccia puntata costantemente sul percorso del trattamento. La centratura sul punto di contatto della freccia col piano della sequenza di manovre induce uno stato meditativo di grande beneficio per l’operatore.

disegno dell'intenzione

La motivazione viene dalla responsabilità di essere in connessione con una persona che si affida alle nostre mani per riequilibrare la circolazione delle energie.

Open chat