«Coloro che dicono che prima si muore e poi si risorge, si sbagliano. Se non si riceve prima la resurrezione, mentre si è vivi, quando si muore non si riceverà nulla.» (Vangelo di Filippo, 90a)

Nella mia vita, prima di poter arrivare al trattamento olistico dei piedi ho dovuto eliminare tutto quello che non serve. Per farlo ho percorso diverse strade in modo approfondito e questo mi ha impegnato per molti anni. Obiettivo della mia ricerca è sempre stato il tentativo di individuare un varco metafisico, per poter andare oltre gli aspetti immediatamente sensibili e meccanici di apparenza, nel mondo e nelle relazioni sociali.

Il primo tentativo mi ha impegnato dai 20 ai 30 anni, con studi letterari, filosofici e musicali (compiuti con diploma di Conservatorio in violino e laurea in Lettere a Venezia). In questo primo percorso ho elaborato un’idea, espressa in forma di saggio pubblicato su Venezia Arti (1994), in grado di individuare un’apertura metafisica fondata sulla metafisica del suono, che ho sviluppato attraverso la sensibilità acquisita in particolare con la pratica musicale, suonando il violino, iniziata all’età di otto anni e finita a 30. L’idea la continuo ad approfondire nel corso della mia vita, alla luce di varie esperienze di cui solo per alcune fornisco ragguagli qui a seguire.
L’esplorazione dei limiti della ragione nei sentieri estremi della filosofia, della letteratura e della musica mi ha condotto a un vicolo cieco, o meglio morte mistica, iniziatica ( 1995): ho individuato un varco nella connessione con gli animali e le piante… questo mi ha salvato e nel 2010 sono ritornato sulla terra, con la biodanza e poi con il tango argentino, che continuo a praticare.

Il limite di questo primo percorso è di essere basato – nella sua comunicazione – sulla razionalità, sulla ragione; questo consente di comunicare l’idea ma è scarsamente efficace sul piano dell’esperienza, anche intersoggettiva, di ciò che vi viene descritto: si tratta insomma di una via intellettuale che non convince sul piano dell’esperienza.

Il secondo periodo di ricerca mi ha impegnato dai 30 ai 45 anni ed è stato condotto attraverso la connessione con il mondo naturale, animali e piante, in una forma “sciamanica”, mistica. Segue al primo periodo di ricerca in modo naturale, essendo stata la cognizione dei limiti della ragione un momento di crisi che di fatto mi ha allontanato dalle mie presunte radici “occidentali”, portandomi in seguito – come accenno più oltre – a contattare altri ambiti (Tibet, Cina, Sud America), prima di ritrovare in modo autentico le mie radici cristiane nel cristianesimo delle origini.
Il limite di questa seconda strada sta nel fatto che si tratta di un percorso esclusivamente personale e non comunicabile, non razionale, profondo per l’esperienza diretta della dimensione non ordinaria di sentire e di relazionarsi fattivamente col mondo, ma inservibile sul piano della comunicazione ordinaria sociale.

Un altro grande limite di entrambi questi due primi percorsi è dato dall’assenza totale del contatto fra i corpi. La via intellettuale e la via della lettura dei segni naturali prescindono infatti dalla connessione con altri corpi, dove i corpi non sono intesi in senso meccanicistico ma in senso energetico.

Per motivi di ricerca e professionali in ambito informatico-Web, dai 35 ai 45 anni ho inoltre approfondito il rapporto uomo-macchina. Questa esperienza mi consente di essere pienamente consapevole di come il rapporto con le macchine impoverisca l’emotività, l’affettività e il sentire, a lungo andare, riducendo le persone a “pezzi di legno”, a configurarsi esse stesse come macchine, e per contrasto di essere pienamente consapevole dell’importanza per la salute dello scambio energetico fra organismi viventi, sperimentato a partire dal 2010 in molti anni di studio e pratica del tango argentino d’abbraccio, come personale percorso di riabilitazione all’integrità di persona: in questo ballo di coppia sono in primo piano la connessione e lo scambio energetico, che derivano dalla dinamica dei corpi abbracciati, e dal condiviso sentire nell’ascolto musicale tradotto in traiettorie spaziali.

Dal 2014 al 2024 ho compiuto l’Opera al Nero (Nigredo) di alchimia interiore (lavoro sull’ombra, sulle ferite, tramite relazioni interpersonali come crogiolo), essenziale per poter effettuare i trattamenti olistici energetici come canale trasparente.

Nel 2015 ho incontrato il lignaggio Karma Kagyu del Buddhismo tibetano, presso cui ho preso rifugio. All’interno di questa tradizione ho potuto mettere in equilibrio nella Via di mezzo i due estremi dell’eternalismo e del nichilismo, che costituiscono i limiti del pensiero occidentale, e praticare tecniche di meditazione di mano destra, che successivamente avrei accordato alla via di mano sinistra taoista del trattamento del piede, unendo gli aspetti astratti di visualizzazione all’approccio fisico di contatto dei corpi.

La personale unione delle pratiche del Guru Yoga e del trattamento del piede ha avuto riscontri profondi in incontri che mi hanno portato nel 2018 alla consapevolezza delle mie guide spirituali (Albedo, Opera al Bianco), necessariamente disincarnate (maestri incarnati non essendo previsti dal mio progetto d’anima), nell’alveo del cristianesimo delle origini, le mie radici spirituali.

Preparato nella consapevolezza dei limiti della strada razionale, di quella non razionale e della logica meccanica nelle relazioni, e nella consapevolezza dell’importanza della connessione con la Natura e del contatto fra organismi viventi per una vita equilibrata, l’incontro con il metodo An Zhong Shu (On Zon Su in cantonese) mi si è rivelato come pratica taoista di trattamento del piede.
L’aspetto rivoluzionario di questa pratica è che consente di partire dalla realtà anziché dalla sua descrizione.
Anche se può sembrare cosa facile, l’approccio empirico del toccare la realtà con le mani, utilizzando mappe che guidano nell’esperienza del piede-microcosmo rispetto al corpo-macrocosmo e rispetto al mondo naturale, richiede un cambio di prospettiva che rappresenta la parte più ardua della pratica non verbale, spostando l’attenzione sul piano poco frequentato del contatto diretto con le cose e con l’abissale profondità del reale e della vita, con la sola mediazione delle proprie mani.
Radicamento, centratura, calma, sono i primi effetti che ho sperimentato. Per avere un risultato stabile, serve praticare il più possibile, e costantemente negli anni. Da qui viene il valore di pratica meditativa che riporta alla realtà e ai ritmi naturali della vita e alla connessione con sé stessi le persone abituate a scambiare per veri i guizzi da saltimbanco della mente ordinaria, che come noto è un potente simulatore.

Il ritorno alle radici: l’Alchimia del cuore e la tradizione occidentale.

Nel corso di molti anni di trattamenti la mia sensibilità si è evoluta, come si può constatare leggendo il diario di bordo. Il mio percorso ha compiuto una rivoluzione circolare, riportandomi alle radici della sapienza occidentale: l’Alchimia rinascimentale. Se l’Oriente è stato il catalizzatore, la tradizione ermetica e neoplatonica europea è la terra in cui le mie radici hanno finalmente trovato nutrimento autentico. Non cerco più il ‘varco metafisico’ in terre lontane, ma nelle radici della nostra cultura, dove il corpo è inteso come il laboratorio dell’Anima e il trattamento diventa un atto di trasmutazione alchemica.

In questa nuova consapevolezza, la mia pratica si è tinta dei colori dell’Albedo (l’Opera al Bianco), la fase della Luna, del candore, della purificazione dello sguardo. Qui il trattamento del piede abbandona la meccanicità per farsi magia naturale: quell’arte sottile di agire sul visibile per contattare l’invisibile. È in questo spazio bianco e lunare che la mia anima di musicista ha trovato la sua sintesi perfetta. Il piede non è più solo una mappa di punti ma un monocordo pitagorico, uno strumento che vibra in risonanza con l’armonia delle sfere.

Nell’Alchimia del Rinascimento, la musica era il veicolo dello spirito. Quando le mie mani incontrano un piede non mi limito a trattare un corpo: cerco di “accordare” un’anima. Questa presa di coscienza rappresenta per me il passaggio alla Rubedo, l’Opera al Rosso: dopo aver purificato lo sguardo riconosco nel tocco del piede la ricerca della quintessenza. L’Alchimia del Rinascimento mi ha ricondotto alla mia casa spirituale, ha unito la mia formazione filosofica europea alla pratica manuale, in un dialogo costante tra l’uomo, la terra e il cielo.

Nei miei trattamenti coesistono vari approcci secondo la situazione di ciascun trattamento e ricevente, i link portano ad articoli di approfondimento del mio blog:


disegno dell'intenzione

Mi chiamo Roberto Ellero, sono un operatore olistico di riflessologia plantare.
Abito in un casolare in collina, sui Colli Berici in Val Liona, nel Basso Vicentino (in provincia di Vicenza, a metà strada fra Verona, Vicenza e Padova), per fissare appuntamenti: 3480108848, anche WhatsApp, email robertoellero@gmail.com.